Ecco in qual modo lo mangerete:
con i fianchi cinti, i sandali ai piedi ed il bastone in mano;
lo mangerete in fretta.
Quella fretta, incisa nel rituale di ogni Pasqua ebraica, si tramanda così di padre in figlio e arriva intatta, fragrante a quella celebrata duemiladiciannove anni fa.
Dopo averTi catturato, giudicato sommariamente e consegnato alle autorità, intimandogli anche la condanna da assegnarTi, gli abitanti di Gerusalemme hanno fretta adesso di vederTi morto per far sparire il Tuo cadavere prima che spunti l'alba del sabato, la loro Pasqua.
Allora si rivolgono ai soldati perché Ti spezzino le gambe, constringendoTi a un rapido soffocamento.
I romani hanno fretta anche loro di liberare la Croce dal Crocifisso, per non dovervi vegliare anche nel giorno di festa; solo che, al loro arrivo, l'intervento non è più necessario: Tu sei già morto.
Allora, sempre in tutta fretta, Giuseppe di Arimatea e Nicodemo smontano il Tuo cadavere dalla Croce, lo avvolgono alla bell'e meglio in delle bende aromatizzate e lo depongono in un sepolcro rimediato in extremis.
Pure le donne che sono lì assistono impazienti alla deposizione, smaniose di tornare presto a casa e portare il più avanti possibile il lavoro di preparazione di aromi ed unguenti per l'imbalsamazione, ormai rimandata al giorno successivo al sabato di Pasqua, durante il quale - come da precetto - va osservato il riposo.
(...io me le immagino quel sabato, mentre tutto il resto d'Israele festeggia, confuse, lacerate, affrante dalla Tua perdita, col solo pensiero dell'imbalsamatura da preparare che le tiene aggrappate alla realtà: vogliono che passi in fretta anche quella Pasqua...)
E poi, sempre in fretta, quella domenica mattina:
Dopo averTi catturato, giudicato sommariamente e consegnato alle autorità, intimandogli anche la condanna da assegnarTi, gli abitanti di Gerusalemme hanno fretta adesso di vederTi morto per far sparire il Tuo cadavere prima che spunti l'alba del sabato, la loro Pasqua.
Allora si rivolgono ai soldati perché Ti spezzino le gambe, constringendoTi a un rapido soffocamento.
I romani hanno fretta anche loro di liberare la Croce dal Crocifisso, per non dovervi vegliare anche nel giorno di festa; solo che, al loro arrivo, l'intervento non è più necessario: Tu sei già morto.
Allora, sempre in tutta fretta, Giuseppe di Arimatea e Nicodemo smontano il Tuo cadavere dalla Croce, lo avvolgono alla bell'e meglio in delle bende aromatizzate e lo depongono in un sepolcro rimediato in extremis.
Pure le donne che sono lì assistono impazienti alla deposizione, smaniose di tornare presto a casa e portare il più avanti possibile il lavoro di preparazione di aromi ed unguenti per l'imbalsamazione, ormai rimandata al giorno successivo al sabato di Pasqua, durante il quale - come da precetto - va osservato il riposo.
Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe;
esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù,
poi tornarono indietro e prepararono aromi ed oli profumati.
Il giorno di sabato rispettarono il riposo secondo il comandamento.
(...io me le immagino quel sabato, mentre tutto il resto d'Israele festeggia, confuse, lacerate, affrante dalla Tua perdita, col solo pensiero dell'imbalsamatura da preparare che le tiene aggrappate alla realtà: vogliono che passi in fretta anche quella Pasqua...)
E poi, sempre in fretta, quella domenica mattina:
Nel giorno dopo il sabato Maria di Magdala si recò al sepolcro
di buon mattino, quando ancora era buio
e vide che la pietra era stata ribaltata...
Alla notizia, accorrono anche Pietro e Giovanni, come in una vera e propria gara podistica.
Ma non c'è più bisogno di correre, non c'è più ragione di affrettarsi.
Chi entra nel sepolcro spalancato e "vede e crede", come Giovanni, apprende una notizia che ridimensiona enormemente le preoccupazioni quotidiane e stempera ogni apprensione.
Il sepolcro vuoto, la pietra rotolata, le bende deposte segnano #LaFineDegliAffanni ed istituiscono una nuova Pasqua in cui celebrare ciò che è essenziale, tralasciando il superfluo.
Marta, Marta...
tu ti preoccupi e ti affanni per molte cose ma una sola è essenziale.
Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta...
A chi è in fila nel traffico o in coda alle poste e intanto pensa a tutto quello che ha ancora da fare;
a chi cerca di prendere questa corsa della metro, tanto la successiva sarà ugualmente debordante di gente;
a chi è appena incappato nell'imprevisto che farà crollare come un castello di carte la schedulazione certosina di questa giornata;
a me per primo tra tutti questi;
auguri di non perdere mai di vista "la parte migliore".
Buona Pasqua.