Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi...
La ricetta che proponi a quelli che sono già affaticati ed oppressi è di farsi carico anche del Tuo giogo.
Una sorta di aggravio della pena, si direbbe in termini giuridici.
E in cosa consiste il Tuo "giogo", di cui dovremmo farci ulteriormente carico?
Dell'Amore incondizionato verso il Prossimo, secondo il Tuo comandamento.
Non certo un incarico - anzi un carico, a questo punto - da poco.
A meno che...
A meno che il Tuo giogo, in qualche misura, non produca una spinta di sollevamento piuttosto che un aggravio.
A meno che amando il Prossimo l'affaticamento sia blandito ed il senso di oppressione si riduca (ed in effetti mi capita molto spesso che proprio quelle due sensazioni, oppressione ed affaticamento, coincidano con la maldisposizione verso qualcuno, senza più poter distinguere tra di esse quale sia la causa e quale l'effetto).
Come per il noto principio, immergendo gli affanni quotidiani nell'esercizio del Tuo comandamento si riceve una spinta dal basso verso l'alto che consente il galleggiamento nonostante la zavorra.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.