Quel tale, sulla base di alcune illazioni, affidandosi al solo "sentito dire", sceglie di convocare l'amministratore dei suoi beni e licenziarlo.
Ragiona, quel padrone, con la mentalità del sospetto.
Lo stesso fa chi nella coppia - senza particolari motivi - inizia a controllare, magari di nascosto, il cellulare del partner.
Ugualmente si comporta il datore di lavoro che preferisce avere i dipendenti in ufficio, dove può ben vederli, anziché a lavorare da remoto, dove i suoi occhi e le sue telecamere non possono arrivare.
O come quello che si ritiene più vessato tra i fratelli a cui spetta un'eredità, che briga per accaparrarsene la parte che ritiene migliore.
Purtroppo la mentalità del sospetto porta inevitabilmente a fregarsi con le mani proprie.
Ride amaro quel padrone quando scopre che l'amministratore, appreso del suo licenziamento, ha chiamato i debitori condonandogli parte del debito: non tanto - direi - per la perdita economica ma per aver capito troppo tardi il valore di quel suo dipendente.
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto perchè aveva agito con scaltrezza.
Succede sempre così, in continuazione.
Forse perchè le energie spese a sospettare avrebbero potuto essere spese più costruttivamente.
O forse perchè il sospetto, anche se occultato, produce una puzza chiaramente percepibile dallàaltro sotto forma di mancanza di fiducia.
"We can't go on together / with #SuspiciousMind" cantava Elvis, non proprio uno stinco di santo...
A me pare esattamente così: non si va avanti con la mentalità del sospetto, nè insieme nè singolarmente.