#Latitanza

A quel gruppo di latitanti asserragliati nel cenacolo imponi la Tua presenza nonostante loro avessero chiuso le porte, come a chiarire una volta ancora - se ce ne fosse bisogno - che la chiamata è ineludibile.
Poi, ridotti all'osso i convenevoli, non trovi di meglio da dire che:

Come il Padre ha mandato me, così pure io mando voi.

Era l'ultima cosa che volevano sentirsi dire da chi era morto crocifisso pochi giorni prima.
Io mi sarei andato a nascondere o avrei fatto il finto tonto.
Poi - senza dargli il tempo di replicare dopo questo uno-due micidiale (la visione di Te Risorto / la chiamata ineludibile all'evangelizzazione che espone a rischi altissimi) - chiudi il discorso:

Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi.

La chiamata, come detto, è ineludibile.
Posso scegliere di continuare ad ignorarla.
Posso ragionevolmente considerare i rischi a cui mi esporrei nell'accettarla e desistere.
Posso scegliere di restare blindato nel mio cenacolo ad elaborare la mia partita doppia del bene fatto e di quello ricevuto.


A chi non rimetterò i peccati resteranno non rimessi, esiste questa opzione: posso scegliere la #latitanza dallo Spirito.
Devo però sapere che, scegliendola, decido pure deliberatamente di soffocare lo Spirito, di strozzarlo.

E devo pure sapere che lo Spirito, invece, non chiede altro che di essere lasciato agire.




#SenzaDubbio

Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.

Ho già scritto di quale sterminata fiducia Tu riponga in quegli undici, incerti e claudicanti, ai quali affidi l'evangelizzazione. 

Oggi mi sporgo spericolatamente oltre: il dubbio è condizione fondativa e fondamentale della Chiesa.

Hanno dubitato a turno quegli undici, dopo la Tua morte: però hanno sempre trovato tra di loro qualcuno capace di riconoscere tracce di Resurrezione al quale appoggiarsi.
Pure in questo ultimo incontro alcuni - solo alcuni, non tutti - dubitavano.
E dubiteranno ancora in futuro, quegli stessi o altri tra di loro: chi dubiterà di meno, aiuterà il resto. Quanto è indispensabile il soccorso reciproco!
Quanto è più efficace l'opera di evangelizzazione da parte di chi ha attraversato il dubbio! 

La Chiesa è come un tavolo con una gamba più corta delle altre, eppure capace di adattarsi a diverse condizioni e piani di appoggio: il suo compito non è dunque mai - MAI - estirpare ogni dubbio, ma piuttosto accompagnare chi lo affronta.

#Nascondino

Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più;
voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete

Pare quasi che Tu voglia giocare a #nascondino.

Comincio a credere che nessuno vada via: restiamo tutti, solo in una forma diversa.

Nasciamo dallo Spirito ed allo Spirito torniamo: in Esso, saremo riconoscibili a chi vorrà cercarci.
Non credo ci sia bisogno di medium o di sedute spiritiche: il canale di comunicazione privilegiato è l'Amore.

L'Amore non è mai perduto, non sparisce: l'Amore resta e si lascia riconoscere, come ad Emmaus e come per Tommaso e per la Maddalena.
Succede con un gesto, con una parola, perfino con un profumo.

Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più;
voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.

Ti riconosceremo - e ci riconosceremo - dall'Amore, perché l'Amore é la forma più alta di vita.


#TitulusCruci

Dici questo da te o altri te l'hanno detto sul mio conto?

Leggo questa domanda, rivolta a Pilato ma aperta a tutti, su ogni Croce, a completamento della sentenza - Iesus Nazarenus Rex Iudeorum - affissa su quel Legno.

Qual è la mia idea di Te?
L'ho maturata io o mi affido a un narrazione comune, una "vulgata"?
Quello che so di Te, Gesù il Nazareno, vissuto nella carne duemila anni fa, della Tua vita terrena, delle Tue idee, delle Tue azioni, delle Tue opere è frutto della mia ricerca o altri me l'hanno detto sul Tuo conto?

E se è vero che di Te si viene sempre a conoscenza per testimonianza ( più o meno autentica, più o meno fedele ): io quella testimonianza l'ho mandata giù integralmente, come un bicchiere d'acqua?
L'ho presa per buona, magari per semplice indolenza?

E non mi é mai venuto voglia di venirTi a cercare, tra le pieghe dei Vangeli?

#Warning

Spegni il cellulare.
Esci da Facebook, chiudi Instagram.
Staccati da Spotify e smetti di giocare con le app.

Alza la testa e guardati intorno.
Magari in cielo, sopra la tua testa, brilla la cometa e tu, col capo chino sul display, non te ne sei accorto.

Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio.

Questo mi sono venuti a dire i magi nella notte dell'Epifania.

#AcquaVentoEFuoco

Acqua per lavare, per purificare da ogni macchia, per strappare la pagina e ripartire dal foglio bianco.
Lavabis me et super nivem dealbabor.

Spirito per innescare.
Costruisti un feticcio d'argilla e, soffiandogli lo Spirito nelle narici, lo accendesti alla Vita.
Veni Sancte Spiritus.

Fuoco per avvampare, per trasformare quell'innesco minimo in fiamma viva, ardente, inestinguibile.
Fac ut ardeat cor meum.

Questa é la memoria del battesimo, del Tuo e del nostro.

Io vi battezzo con acqua, ma viene uno che é più grande di me (...): costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

#Superfluo

Guardando a quello che accade a Canaa di Galilea, da ogni prospettiva un aspetto é evidente.

Sempre chi si rivolge a Te mostra un'urgenza: malati, indemoniati, afflitti.
Sempre tranne che a Canaa, il primo miracolo.

Alle nozze é semplicemente finito il vino: non sarà poi la fine del mondo se qualcuno torna a casa sobrio...
Nemmeno Tua Madre si preoccupa; si limita a dirTi:
Non hanno più vino.

La tua vita pubblica comincia salvando il #superfluo, e questo lo trovo commovente per almeno due ragioni.

La prima é che mi da l'idea che Tu voglia prendere le misure alla Tua divinità, iniziando dalle cose che portano minor rischio.

La seconda, complementare alla prima, é che scegli di salvarci totalmente, partendo dal superfluo - a cui a volte attribuiamo importanza spropositata - fino all'essenziale - l'Uomo nudo abbracciato alla Croce.

Allelu-ja.

#Crescere

C'è un pagina più ispida e scabrosa delle altre, una che mi mette davvero in crisi: Te ne chiederei conto se Ti avessi a quattr'occhi.

I fatti sono questi: dopo il ritiro nel deserto Te ne torni a Nazareth, il posto in cui sei cresciuto.
Di sabato entri in sinagoga e cominci a commentare le Scritture, lasciando tutti a bocca aperta.

Poi una frase come un innesco:
Non è il figlio di Giuseppe?

É difficile per la mente umana, perfino comprensibilmente, mettere insieme la Tua natura umana e quella divina.
Eppure Tu scatti sulla difensiva, forse per uno slancio di affetto verso il padre terreno.
Da lì la situazione degenera fino al tentativo di linciaggio da parte dei Tuoi stessi concittadini.

Luca mette questo racconto all'inizio della predicazione pubblica, condendolo di anacronismi tanto evidenti da far pensare che abbia voluto costringerla lì in forza di una ragione più alta, che trascende il mero racconto in ordine cronologico.

É questa l'unica spiegazione che so darmi: Luca ritiene necessario dirci che Tu, perfino Tu, hai dovuto staccarti in maniera netta dalla famiglia e dal luogo di nascita ed affrontarli faccia a faccia, passando in mezzo a loro, prima di iniziare l'evangelizzazione.

Qui smetti l'adolescenza e diventi definitivamente adulto.
Ed é una cosa di cui ogni tanto bisogna ricordarsi, specie in anni come questi in cui - a tutte le età - si rivendica il diritto ad atteggiamenti adolescenziali: é necessario #crescere.

#Ancora

Quando, attraccata la barca al pontile, con addosso la fatica del lavoro notturno ed in faccia lo scoramento della pesca fallita,  starò lavando controvoglia le reti prima di riporle...

...allora...

...ricordati di me, chiedimi ti prendere #ancora il largo, dimmi di calare #ancora le reti.

Maestro abbiamo faticato tutta la notte non abbiamo preso nulla, ma sulla tua Parola getterò le reti.

#Opportunità

Porgi l'altra guancia.

Secoli fa abbiamo estratto questa frase dal suo contesto e l'abbiamo eletta ad invito per antonomasia alla remissività ed alla mansuetudine.
Quel Tuo discorso, una sorta di carta costituzionale, l'abbiamo deformato, interpretandolo come un elogio della sottomissione.

Porgi l'altra guancia é in realtà una sfida molto più complessa.
Ha a che fare con la capacità di tenere a freno l'istinto animale che preme per mordere chi mi morde.
Nasconde la fatica della lotta quotidiana da consumarsi e vincere contro la parte più becera di me stesso.
Riguarda, nella sua accezione più alta, la capacità di guardare al male deliberatamente ricevuto come ad un' #opportunità di crescita e di miglioramento.

D'altronde:
Se amate chi vi ama, che merito ne avrete?

#Riconoscenza

C'è un filo rosso che tiene insieme tutti i brani di Vangelo che si susseguono domenicalmente dopo Pasqua, come un trucco scenico ricorrente: sempre é presente un momento di riconoscimento. 

Ti riconosce Tommaso alla vista delle Tue piaghe e i due di Emmaus allo spezzare del pane.
Ti riconosce la Maddalena chiamata per nome come quelle pecore che riconoscono il pastore della sua voce. 

Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Sospetto che la chiave di lettura più efficace della resurrezione, sia quella di riconoscerTi Risorto - e riconoscere i risorti - quotidianamente nelle nostre vite.
E, siccome riconosce chi è riconoscente, ipotizzo che la riconoscenza sia una via di accesso privilegiata per sperimentare la Resurrezione.

#ProspettivaDaRisorto

Per arrivare fino a Tommaso, la notizia della Resurrezione deve affrontare ostacoli apparentemente insormontabili: deve ribaltare l'enorme masso a sigillo del Sepolcro ed eludere il picchetto di guardia; deve riuscire ad entrare, per ben due volte, dove i discepoli si erano asserragliati; infine deve convincere Tommaso della propria veridicità. 

Mi pare di leggere tre categorie che associo alla morte: l'eternità, simboleggiata dalla grossa pietra a "tappare" il sepolcro e dai soldati inviati a presidio; la paura, quella dei discepoli che temono per le loro vite e si chiudono in casa, restandovi anche dopo avere scoperto il Sepolcro vuoto e perfino dopo la Tua prima apparizione, in assenza di Tommaso; infine la logica, quella invocata proprio da Tommaso: perché in fin dei conti la morte appare la strada più credibile. 

Eternità, paura e logica della morte: riprendendo quanto scritto sette giorni fa, sarò capace di vivere da risorto quando riuscirò a ribaltare questa triade preferendo la logica della vita eterna, che non vuoi dire semplicemente "infinita", ma collezione di momenti durevoli, resistenti al tempo.
Quando ci riuscirò, mi accorgeró pure che la paura sarà evaporata, lasciando posto alla gioia.

Amen.

#Afikoman

Afikoman è, nel rituale della Pasqua ebraica , quella porzione del pane spezzato che il capofamiglia nasconde, lasciando ai più piccoli il compito di cercarlo e ritrovarlo alla fine di tutta la  liturgia.
Secondo alcuni si tratta di un trucco pedagogico , una sorta di gioco per tenere viva l'attenzione dei piccoli durante un rituale lungo e ricco di gesti.

C'è un affollamento di persone sulla soglia nelle scritture.
Pietro é sulla soglia del sinedrio: indugia nell'entrare, preoccupato di essere riconosciuto.
Giuda si ferma sulla soglia del tempio, e di là lancia come un proiettile la sua ricompensa verso i sacerdoti all'interno.
Perfino i Giudei restano sulla soglia del Tribunale di Pilato per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 

Noi che siamo sulla soglia tentenniamo, vorremmo ma poi ci tratteniamo, viviamo la nostra condizione con frustrazione ed ipocrisia.
Sarebbe bello per noi ritrovare l'incoscienza e la spensieratezza di quei bambini che cercano l'afikoman: ci aiuterebbe a rompere gli indugi ed a scegliere una parte, la Tua, definitivamente.

#VitaEterna

Che cosa ci faccio ancora avvolto in bende, in questo sepolcro che puzza di morte?
Che cosa aspetto a liberarmi?
Fuori c'è il sole e già germoglia la primavera.

Non ho capito ancora che la Morte è solo la più astuta bugia del Maligno?
Quanta Vita sto mancando di vivere, nell'assillo di farla durare per sempre?
Non è eterna una vita infinita: è eterno, piuttosto, un solo momento di vera gioia.

A me è rivolta la parola:
Lazzaro vieni fuori

Mi insegni la Tua Pasqua a vivere da Risorto tra i vivi.
Alleluja.

#DareVita/DareLaVita

Ha confidato in Dio: lo liberi Lui ora, se gli vuol bene!

Questo ed altro Ti urlano contro quelli che assistono allo spettacolo della Crocifissione, ed i sommi sacerdoti, artefici di quella condanna, in mezzo a loro.

Ancora oggi riecheggia lo stesso grido, a farsi beffe di chi sceglie una vita di Fede, nel senso che ho detto altrove, ovvero di non cedere alla tentazione di ricambiare il male con altro male.

Credo che tutto nasca da un profondo equivoco: quelli supponevano (e suppongono ancora) che Dio serva a liberarci, dal male o da ogni altro inciampo.

Invece a Dio dovremmo avere la forza di chiedere il contrario, ovvero di stringerci a difesa di ciò che abbiamo di più caro, di trattenerci proprio quando vorremmo scappare, di metterci allo scoperto quando vorremmo nasconderci.

Chi da vita, a qualunque cosa, sia pronto pure a dare la vita.

Tu, Crocifisso, sei inchiodato all'Umanità per sempre: e per quanto il cuore del Padre sanguini nel vederTi, guai a noi se Gli fosse venuto in mente di liberarTi.

#DallAltraParte

C'è una storia scritta tra le pieghe della narrazione dell'episodio del cieco nato, che inizia così: 

E lo cacciarono fuori.

Ad essere cacciato fuori é quel tale - nato cieco - che Tu decidi spontaneamente di guarire, senza che lui - o che nessuno per lui - formuli alcuna richiesta.
Pare quasi che Tu voglia deliberatamente infrangere una serie di precetti (di sabato é vietato impastare e spalmare, come Tu fai con il fango che gli applichi sugli occhi e perfino, in generale, guarire) proprio per dare scandalo, per scatenare la discussione tra i Giudei, per generare indignazione nei Farisei di stretta osservanza.

Allora quelli, non riuscendo ad estorcergli in nessun modo indizi per accusarTi, lo cacciano dal sinedrio, ovvero lo scomunicano, che al tempo voleva dire la morte sociale: divieto di partecipare alle assemblee o al commercio, nessun contatto con i familiari, distanziamento di almeno due metri dal prossimo.
Quel tale che ha appena riacquistato la vista, rinuncia praticamente ad ogni altra cosa pur di renderTi testimonianza.
Il che già avrebbe dell'inaudito, ma c'è ancora di più:

Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori e, incontratolo, gli disse:
"Tu credi nel Figlio dell'Uomo?"

Avvicinandolo, deliberatamente contravvieni alle prescrizioni del sinedrio, subito dopo aver infranto almeno un paio di precetti della Legge.

Allora mi rimbomba in testa la domanda:
"Tu credi nel Figlio dell'Uomo?"

Il Figlio dell'Uomo non è un equilibrista, non danza sulle punte.
Il Figlio dell'Uomo non teme le accuse di contraddizione.
Il Figlio dell'Uomo sta dalla parte dell'uomo, appunto, e soprattutto dalla parte di chi è solo, di chi è ultimo o emarginato, senza nessuna paura nè di contaminarsi nè di inguaiarsi.

#DammiDaBere

Dammi da bere

chiedi alla samaritana incontrata in prossimità del pozzo.

Quella sciagurata non te ne darà: piuttosto, dopo una surreale discussione dottrinale, se ne tornerà al suo villaggio lasciandoTi la sua brocca.
"Attingitela da solo, visto che sei di quelli che discreditano la mia gente", pare essere la didascalia di quel gesto.

Dammi da bere

implori, come  una pianta rinsecchita, come un seme che prova ostinatamente a germogliare in un terreno arido.

Eppure in quella donna qualcosa hai messo in moto, se è vero che - magari solo per curiosità - invita i suoi concittadini a venirTi incontro.

E pure in quelli inneschi qualcosa, tanto che alla fine:

dicevano alla donna:
"Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo"


Se è vero -  come credo fermamente - che:

Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa

quanto più abbondante potrebbe essere il raccolto se solo dessi ascolto - sempre e dovunque - a quella richiesta incessante:

Dammi da bere 

#Ascoltatelo

Questi è il mio amato figlio, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo!

Questo dice la voce del Padre a chiusura dell'episodio della Trasfigurazione, il più glorioso passaggio registrato nei Vangeli, nel quale la Tua natura divina emerge prepotente; se l'Incarnazione la fa intravedere senza svelarla, se la Resurrezione lascia perfino tra i Tuoi alcuni scettici, qui non c'è margine d'errore: l'evento è decisamente sovrannaturale.

E allora mi sarei aspettato la scelta di un verbo differente a sigillo di una manifestazione così eclatante di divinità.


Questi è il mio amato figlio, nel quale mi sono compiaciuto: obbeditegli!
D'altronde questa era la consegna di Mosè, che pure appare sul monte: l'obbedienza fedele alla Legge.

Oppure:
Questi è il mio amato figlio, nel quale mi sono compiaciuto: veneratelo!
Venerarlo come si faceva con i patriarchi ed i profeti, soprattutto con Elia, il profeta maggiore nonchè l'altro convenuto sul monte.

Ed invece:
Questi è il mio amato figlio, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo!

Quel verbo esprime la misura di una possibilità, di un'opportunità offerta.

Spericolatamente arrivo a dire che il Vangelo, in essenza, consiste proprio dell'offrire un'alternativa alla Tentazione: andare incontro al Prossimo anziché evitarlo, non ricambiare il torto con il torto, ricucire piuttosto che separare.

Il Tentatore non faccio fatica ad ascoltarlo, non ho bisogno di andare a stanarlo nel deserto come facesti Tu; lui è dentro di me, fa parte della mia stessa natura.
Certamente posso opporre l'obbedienza cieca a dei precetti codificati e condurre così un'esistenza magari buona, santa perfino, ma al costo di mille privazioni e rinunce.
Obbedendo supinamente opterei per una vita di fede probabilmente efficace ma puerile, come il bimbo con il genitore.
Similmente, con la sola venerazione corro il rischio di mettere Dio su un piedistallo: il che può pure funzionare ma probabilmente Dio finirà per avere poco a che fare con la mia vita.

Invece quel verbo potentissimo - ascoltatelo - racconta di un Dio-Uomo; racconta, ovvero, di Te, mio fratello Gesù Cristo, che offri un'alternativa salvifica alla tentazione: quella che hai consegnato nel discorso della montagna e testimoniato nel resto della Tua vita terrena.

Anche nel momento più glorioso, nel momento in cui è più chiara la Tua natura divina, Tu ed il Padre - che siete una cosa sola -  ribadite di voler scendere dai piedistalli, rinunciare ad ogni autorità coercitiva e stare tra gli uomini, in mezzo a loro.

Nel cuore mi germoglia un "Alleluja" che certamente fiorirà a fine Quaresima.

#Intenzioni

É tutto un gioco a condurTi nel brano delle tentazioni, come in una danza: prima Ti conduce lo Spirito, dopo il diavolo. 
É tutto uno spararsi addosso a colpi di Scritture: lui apre il fuoco e Tu rispondi. 

Cosa fa la differenza, dunque?
Cosa distingue un'azione autentica da una mistificatrice? 

Mischio un po' di parabole insieme, mi perdonerai.
Cade lo stesso seme su terreni diversi: su uno germoglia, sull'altro no. 
Arrivo perfino a dire che lo stesso seme, ovvero  la stessa Parola, sullo stesso terreno fertile produce grano o perfino zizzania, come fa il diavolo distorcendo le Scritture.

E allora mi viene in mente il Vangelo di domenica scorsa, meravigliosa chiosa del discorso della montagna:

Non son venuto per abolire, ma per dare compimento

Secondo me é una questione di intenzioni: si possono osservare le Scritture e la Parola come un simulacro, come un soprammobile da spolverare ogni tanto, oppure accettare il rischio di travisarle pur di non lasciarLe lettera morta.
Bisognerebbe amare così tanto la Parola da non aver paura di perderLa, piuttosto che portarLa in giro al guinzaglio.
D'altronde il seme, per germogliare, dovrà pur morire.

Ecco: nella Quaresima che incomincia, piuttosto che fioretti privativi, mi propongo quello di vigilare sulle mie intenzioni.

Cor mundum crea in me, Deus.

#EssereEsempio

E poi, senza soluzione di continuità (sciagurati noi a spezzettare quello stesso discorso!), dopo aver proclamato beati gli afflitti che mantengono un cuore puro, i vessati che non rinunciano ad agire secondo mitezza e misericordia, i perseguitati che scelgono tuttavia di operare per la pace, aggiungi:

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?

Trovo questa similitudine strepitosa, perchè cattura il rischio della progressiva assuefazione al male o di un abbassamento della guardia infinitesimale ma costante e lo paragona alla perdita di sapidità.

Ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?

Se tutti ci assuefacessimo al male, se tutti iniziassimo a rispondere all'afflizione con la cattiva disposizione d'animo, alla persecuzione con l'insurrezione, alla vessazione ricambiando con la stessa moneta, saremmo un'umanità irrecuperabile.
Essere tra quei beati, dunque, investe pure di questa enorme responsabilità: preservare l'attitudine al Bene, in se e negli altri, come la più preziosa risorsa.

E se fossi tentato di obiettare che già la via per quella beatitudine che qui enunci richiede enorme impegno e non necessita di alcun aggravio, dovrei immediatamente pure osservare che la responsabilità a cui chiami non è coercitiva, non essendo prevista alcuna pena in caso di mancanza.

Essa è piuttosto elettiva, nel senso che:

Non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa

A noi aspiranti beati, ovvero tenaci nella Fede, non è richiesto di dare l'esempio: saremo noi stessi esempio, in maniera del tutto naturale.

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

#Manifesto

Qualche volta anche io mi sono accostato alle beatitudini come se fossero una scatola che contiene biglie di vetro, estrandone l'una o l'altra a turno per ammirarle controluce. 
Invece adesso mi accorgo che le beatitudini si tengono per mano, si intrecciano come la trama e l'ordito.

Ci sono due assi principali, due direzioni: i perseguitati, gli afflitti e gli affamati di giustizia da una parte; i puri di cuore, i misericordiosi, gli operatori di pace dall'altra.
E non penso sia un caso che questo discorso avviene dopo l'arresto di Giovanni, quando qualche animo più irruento avrebbe potuto scaldarsi. 

Sulla montagna proclami invece beato chi, pure nella persecuzione, nella vessazione e nell'indigenza è capace di conservare un cuore puro, di operare per la pace e di non rinunciare ad elargire misericordia.

Questo è, in purezza, il nocciolo della Fede cristiana, prima di ogni preghiera recitata in maniera più o meno meccanica,  di ogni devozione a questo o quel santo e di ogni aspettativa ultraterrena (il Regno dei Cieli, al quale pure Ti riferisci, si compie qui ed ora: vale la pena di ricordarlo).

Il discorso della montagna è il manifesto della  nostra Fede: siamo liberi di scegliere altro, ma difficilmente dovremmo dirci cristiani, in quel caso.

#Miscela

Storia di chi scappa da una persecuzione, di chi lascia la sua terra, la sua famiglia ed i suoi amici. 
Storia di pescatori dalle reti vuote, dalle pance vuote, dalle speranze vuote. 
Storia di chi, per necessità o per urgenza, è costretto a mettere da parte una vita e ad inventarsene un'altra.

Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare...
(...)
Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.

Eppure proprio da quella miscela di fuggiaschi e disillusi, potenzialmente nefasta, si genera il primo embrione della Chiesa.

Prego per chi è nelle medesime condizioni, perchè piuttosto che cedere alla rassegnazione ed allo scoramento, continui a cercare incessamente il Prossimo, che è il vero presupposto dell'evangelizzazione.