Gettò a terra il denaro dei cambiavalute
e ne rovesciò i banchi.
e ne rovesciò i banchi.
(Gv 2,15)
Tutti e quattro i Vangeli riportano l'episodio della purificazione del Tempio e tre di essi riferiscono anche il particolare del gesto di rovesciamento dei banchi, solo apparentemente dovuto ad un impeto d'ira.
Di questi tre, Giovanni presenta l'episodio all'inizio del suo Vangelo ed indica il gesto di rovesciamento con il verbo greco anastrephon, composto da ana - indietro, al contrario, daccapo - e strophon - girare, che potremmo anche tradurre con ripristinare.
Giovanni sembra suggerire che il rovesciamento sia anche il ripristino dell'ordine e del decoro nel Tempio, e che - figuratamente - tutta l'azione di evangelizzazione che segue questo episodio contribuisca al ripristino dell'ordine del creato e dell'armonia tra Dio e l'uomo.
Marco e Matteo, che pure riferiscono del rovesciamento dei banchi, pongono invece l'episodio immediatamente prima dell'inizio della Passione scegliendo entrambi di indicare il gesto di rovesciamento con il verbo katastrephon.
Dal rovesciamento di quei banchi scaturisce la catastrofe: l'arresto, il processo, la tortura, la Croce.
Eppure la catastrofe è il viatico per l'anastrofe, per il ripristino operato attraverso la Resurrezione.
Come due facce di una di quelle monete che Tu qui fai cadere, tintinnando ai piedi dell'altare.