Nicodemo, scriba fariseo, viene di notte, in segreto: pessima premessa.
La conversazione che ne segue è schizofrenica, a tratti paradossale.
Lui è lì perché ha riconosciuto nel Tuo operato la mano di Dio, ma sembra quasi che voglia essere rassicurato, vuole sentirsi dire da Te che non sei il Messia, che sei un guaritore, magari un profeta, un accidente minore, insomma, lungo il suo percorso.
Se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio
(Gv 3,3)
Per tutta la durata dell'incontro non indietreggi di un centimetro.
Incessantemente lo chiami ad una misura più alta, alla conversione dello spirito, a rinascere dall'alto.
Nicodemo, però, non è disposto a prendere la sua Croce e seguirTi.
Tiepidamente e genericamente prenderà la parola la notte del tuo arresto; ed anche dopo la morte manderà altri a chiedere il Tuo Corpo a Pilato, per poi unirsi di nascosto ai riti funebri.
E la condanna è questa: la luce è venuta nel mondo,
ma gli uomini hanno preferito le tenebre
ma gli uomini hanno preferito le tenebre
(Gv 3,19)
La condanna di Nicodemo non viene da Dio: se la scrive da solo.
Nicodemo si condanna volontariamente alla mediocrità, all'ignavia.
Nicodemo accetta di rinnegare la Verità in cambio del quieto vivere.
Come quelle persone che, per indolenza, desistono da ogni sforzo di elevazione spirituale.
O, peggio ancora, come certe persone che conosco, ed io tra loro per un lungo periodo, che preferiscono la strada tortuosa a quella dritta per nessun altro motivo che per il subdolo gusto della fatica.