La prima volta che ascoltai questo verso rimasi folgorato, senza falsi pudori, dal senso di urgenza che Venditti é riuscito a concentrare in esso.
A che serve la confessione o - per meglio dire - il Sacramento della Riconciliazione?
A fare sapere a un prete i fatti propri, come dicono in molti?
Serve alla Chiesa che così può ergersi al ruolo di competenza dei servizi segreti?
Appena Risorto, hai un annuncio che ti brucia in gola.
La prima cosa che dici ai discepoli é:
"A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi."
É una rivoluzione.
Fino a un istante prima di questo annuncio il peccato era affare privato tra l'Uomo e Dio, da espiare secondo rituali precisi.
"Contro Te solo ho peccato" grida Davide nel Salmo 50, e di certo non si rivolge ad Uria, mandato a morte certa per possederne la moglie.
Tu invece inviti i discepoli non solo a rimettere i torti che essi hanno subito, ma tutti i peccati.
É un invito gigante alla Consolazione nel senso letterale del termine, ovvero é un invito a non lasciare nessuno solo, a dire a ciascuno che c'è un'altra possibilità oltre ogni errore.
Questa é l'urgenza di cui parla Venditti.
A questo serve il Sacramento della Riconciliazione, il primo dei Sacramenti.