E' un'estate che tarda dalle mie parti, dalle strade desolatamente semivuote, dai bar che chiudono insolitamente presto per mancanza di clienti, dai ristoranti con troppi, troppi tavoli apparecchiati per nessuno.
Tutti - ma davvero TUTTI - quelli che lavorano a vario titolo con il comparto turistico, grande assente di questa prima stagione post-epidemia, fanno i conti quotidianamente per capire se convenga o meno restare aperti, o almeno se occorra rimodulare i propri servizi per far si che il gioco valga la candela.
Dopo mesi di lockdown sono in pochi a potersi permettere di lavorare #InPerdita.
Mi è saltata agli occhi e al cuore la storia di quell'operaio sciagurato, che si sceglie per prodotto un seme difficile, che richiede una terra particolarmente adatta per un rendimento ordinario, che vari da 30 a 60 volte la semina.
E l'operaio è così sciatto - o così ottimista - da spargere il seme ovunque gli capiti: sulla strada, sulle rocce e tra i rovi.
Eppure, da qualche parte, come a ripagare l'ottimismo ed a scongiurare il rischio del lavoro #InPerdita, e forse proprio in virtù di questi due presupposti, succede che la raccolta è sovrabbondante.
Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta.
Che è quello che auguro a seminatori scarsi come me ed anche a chi oggi, pur correndo il rischio di finire #InPerdita, sceglie di lavorare.