#Rischiatutto

"Cosa sei disposto a perdere?" chiede Lorenzo Jovanotti a chi ha appena reso questa dichiarazione altissima: "mi fido di te".

Un tale trova un tesoro in un campo.
E allora fa una cosa illogica: anziché farne man bassa

...va, pieno di Gioia,vende tutti i suoi averi, e compra quel campo.

Un mercante, invece, trovata una perla di grande valore, rischiando la bancarotta

... va, vende tutti i suoi averi, e la compra.

"Cosa sei disposto a perdere?" chiede Lorenzo .

Meno che "tutto", non può dirsi di Amore.

#scavare

Leggo, e trovo tre modi diversi di scavare.

Scava con invidia, per procurare danno, l'avversario di quel padrone che aveva seminato il campo a grano, mentre lo infesta con la zizzania.

Scava per timore, per trarsi d'impaccio, quel servo che vuole nascondere il solo talento ricevuto dal padrone in partenza, in modo da poterglielo rendere al ritorno.

Scava con fede monumentale il seminatore che dispone di un solo granello di senape, eppure lo sotterra quasi intravedendo l'albero frondoso che poi davvero ne germoglierà.

Auguro anche a me, nel gesto ricorrente di sotterrare cose e talvolta - purtroppo -persone, di farlo libero dall'astio e dalla paura di perdere e certo di godere i frutti di quella semina.

#InPerdita

E' un'estate che tarda dalle mie parti, dalle strade desolatamente semivuote, dai bar che chiudono insolitamente presto per mancanza di clienti, dai ristoranti con troppi, troppi tavoli apparecchiati per nessuno.

Tutti - ma davvero TUTTI - quelli che lavorano a vario titolo con il comparto turistico, grande assente di questa prima stagione post-epidemia, fanno i conti quotidianamente per capire se convenga o meno restare aperti, o almeno se occorra rimodulare i propri servizi per far si che il gioco valga la candela.

Dopo mesi di lockdown sono in pochi a potersi permettere di lavorare #InPerdita.

Mi è saltata agli occhi e al cuore la storia di quell'operaio sciagurato, che si sceglie per prodotto un seme difficile, che richiede una terra particolarmente adatta per un rendimento ordinario, che vari da 30 a 60 volte la semina.
E l'operaio è così sciatto - o così ottimista - da spargere il seme ovunque gli capiti: sulla strada, sulle rocce e tra i rovi.

Eppure, da qualche parte, come a ripagare l'ottimismo ed a scongiurare il rischio del lavoro #InPerdita, e forse proprio in virtù di questi due presupposti, succede che la raccolta è sovrabbondante.

Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta.

Che è quello che auguro a seminatori scarsi come me ed anche a chi oggi, pur correndo il rischio di finire #InPerdita, sceglie di lavorare.

#Archimede

Non ne faccio solo una questione di mera logica: il problema è principalmente semantico.

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi...

La ricetta che proponi a quelli che sono già affaticati ed oppressi è di farsi carico anche del Tuo giogo.
Una sorta di aggravio della pena, si direbbe in termini giuridici.

E in cosa consiste il Tuo "giogo", di cui dovremmo farci ulteriormente carico?
Dell'Amore incondizionato verso il Prossimo, secondo il Tuo comandamento.
Non certo un incarico - anzi un carico, a questo punto - da poco.

A meno che...
A meno che il Tuo giogo, in qualche misura,  non produca una spinta di sollevamento piuttosto che un aggravio.
A meno che amando il Prossimo l'affaticamento sia blandito ed il senso di oppressione si riduca (ed in effetti mi capita molto spesso che proprio quelle due sensazioni, oppressione ed affaticamento, coincidano con la maldisposizione verso qualcuno, senza più poter distinguere tra di esse quale sia la causa e quale l'effetto).

Come per il noto principio, immergendo gli affanni quotidiani nell'esercizio del Tuo comandamento si riceve una spinta dal basso verso l'alto che consente il galleggiamento nonostante la zavorra.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.