Ho sognato una processione nuova.
C'erano in ciascuna fila vesti di colori diversi: nero, bianco, rosso, viola.
Qui e là, ma senza un ordine precostituito, si scorgeva uno scapolare destinato ai componenti del governo delle confraternite, una talare ed un rosario, una fascia tricolore, un pennacchio di qualche carabiniere in alta uniforme.
E poi un grande coro, una marea di persone - uomini, donne, ragazzi e bambini - che intonavano a strofe alterne il Miserere e gli altri inni che tutti conoscevano.
Ma la cosa più strana è che non erano i confratelli a portare in processione le statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata ma, in una maniera che non saprei spiegare meglio, erano quelle statue a determinare la strada da seguire; come se tutti i partecipanti percepissero all'unisono la direzione da prendere su indicazione della Madre e del Figlio.
Proprio per questo motivo la processione faceva un cammino completamente diverso dal solito, per strade che io non conoscevo:
entrava in stazioni di frontiera dove i confratelli che per mandato secolare hanno incarico di soccorrere i pellegrini si fermavano ad assistere l'infinità di migranti all'addiaccio;
visitava ospedali sventrati dai bombardamenti nei quali i confratelli potevano applicare alla lettera lo statuto di assistere i malati;
attraversava strade distrutte e deserte dando sepoltura ai cadaveri abbandonati e conforto ai pochi sopravvissuti in grado di piangerli, ripetendo i gesti dei nostri antenati fondatori dei sodalizi.
Quando ogni migrante era stato soccorso, ogni malato accudito, ogni morto sepolto e ogni afflitto consolato, dal fondo della strada spuntava la fascia di chiusura, accompagnata dalla più universale, solenne e riconoscibile bandiera di tutti gli ultimi e gli oppressi, di ogni razza e nazione: la Croce.
Amen.