la Parola di questa domenica e di quella precedente sono unite da un fil rouge che riassumo nel termine "aspettative".
Cosa mi aspetto dal Prossimo?
Più Amore o più torti?
Sono più fiducioso o più disilluso?
Dal secondo approccio scaturisce la domanda di Pietro:
Fino a quante volte dovrò perdonare al mio fratello?
Analogamente: cosa mi aspetto da Dio?
Sono più fiducioso o più disilluso?
Il bene che faccio - o dovrei fare - é gratuito o viene segnato nei miei registri contabili, chiedendo un pronto ritorno?
Nel secondo caso non sono diverso dai vignaioli chiamati a lavoro di buon mattino che si lamentano per aver ricevuto la stessa paga di quelli sopraggiunti all'ultimo minuto.
Manca a Pietro ed a quei vignaioli - ma non a me, purtroppo - la lezione di Galileo e di Copernico.
Fossimo - io e loro - capaci di spostarci solo un istante dal centro dell'universo e di cambiare il nostro sistema di riferimento, ci sorprenderemmo a chiederci:
Quante volte potrò chiedere al mio fratello di perdonarmi?
Il lavoro della mia giornata merita davvero la paga che mi viene concessa?
E purtroppo non basta una laurea in ingegneria per portare a compimento questa rivoluzione.