Avevo già pronta un riflessione differente sul Vangelo di oggi; ma poi sono stato trafitto.
A farsi un giro nei Vangeli, si incontrano una gran quantità di persone "di ritorno".
Torna il lebbroso Samaritano che oggi viene a ringraziarTi della guarigione.
Torna il padrone dei talenti a riscuotere gli interessi.
Tornano gli apostoli dalla loro prima missione, entusiasti dei prodigi operati.
Torna lo sposo dalle dieci vergini, o almeno dalle cinque che lo attendono.
Ogni ritorno porta con se una speranza, una festa.
Perfino il figliol prodigo, che torna per prostrarsi, finisce banchettando.
Guardo le immagini dei palestinesi che tornano a Gaza.
Davanti ai nostri occhi si aggiungono pagine al libro dell'Esodo, in appendice.
Tornano verso case da ricostruire e verso morti da seppellire, una volta estratti dalle macerie.
Tornano senza speranza, per inerzia.
Allora mi ricordo di quello che succede sulla strada per Emmaus.
Di quei discepoli stravolti dalla notizia della Tua Crocifissione.
Del cammino che, in incognito, percorri insieme a loro.
Della rivelazione che avvenne quando spezzasTi il pane, a cena.
Nessuno ha saputo dire finora dove si trovasse esattamente Emmaus: io stasera prego che possa essere a Gaza.