#Turbamento

Maria trascorreva i suoi giorni tranquilla, nell'attesa di formare una famiglia con Giuseppe, prima di ricevere la visita dell'angelo.

Pure Zaccaria, l'anzianissimo padre del Battista, viveva con serena rassegnazione la paternità che fin a quel momento gli era sfuggita offrendo il suo servizio quotidiano al tempio, fino alla visita di Gabriele.

Ed i pastori si godevano una notte sapienzialmente placida, fino all'apparizione dell schiere celesti.


Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.

Essi furono presi da grande spavento.


Tutte le manifestazioni angeliche dei vangeli sono accompagnate da enorme turbamento.

L'angelo che appare in sonno a Giuseppe, quando lui ha maturato le decisione definitiva e dolorosa di ripudiare Maria, scuote certamente il Tuo padre terreno dalle fondamenta.

Gli angeli sul sepolcro vuoto sconvolgono le guardie e perfino la pie donne, che li scambiano per tombaroli o malintenzionati.

Perfino nell'ora delle tenebre, nell'agonia dell'orto degli ulivi, abbandonato dai discepoli, resti solo in compagnia di un angelo.

Perchè forse occorre troppa fede - una fede disumana - per credere di poter concepire per opera dello Spirito Santo o per accettare quello stesso disegno; troppo ottimismo per pensare che il bimbo che giace nella mangiatoia sia davvero il Messia; troppa immaginazione per realizzare il mistero della Resurrezione; troppo Amore per immolarsi in favore dell'Umanità.

Eppure, proprio allora, facendo attenzione, riceviamo un gesto, una parola, talvolta solamente uno sguardo che ci sprona:

Non temere

è il saluto di tutti quegli angeli.

A tutti noi turbati e scossi, mentre rimpiangiamo una vita più comoda, mentre cerchiamo di convincerci di scelte sbagliate, mentre ci arrendiamo alla rassegnazione, arrivi quel saluto e con esso l'offerta di una prospettiva differente.

Buon Natale.

#BenedettiInciampi

Con un pizzico di malizia, propongo una lettura inconsueta delle richiesta che il Battista Ti fa pervenire mentre é in carcere: 

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?

Eppure lui stesso aveva visto i cieli aprirsi e lo Spirito scendere su di Te quando Ti ha battezzato. 
Eppure i suoi genitori gli avranno raccontato mille volte dei segni prodigiosi che hanno accompagnato il Tuo ed il suo concepimento. 

La richiesta di Giovanni, dunque, é davvero frutto di un dubbio tardivo?
Oppure Giovanni, sfinito dalla prigionia ed intuita la fine imminente, Ti sta chiedendo dell'altro? 

Magari lui aveva un'idea diversa di Messia; magari anche lui, come tanti del suo tempo, aspettava un rivoluzionario che guidasse la rivolta contro i romani.
Questa per lui é l'ultima chiamata, non ha altro tempo davanti: 

Sei Tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?

Questa mia lettura spericolata apre ad un'interpretazione inedita della Tua risposta:

Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete:
i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito,
e beato colui che non si scandalizza di me.

Nessuno Ti tiri per la giacca; nessuno si azzardi a chiederTi di deviare dalla Tua missione, nemmeno Giovanni, il più grande tra i nati di donna.

In questo sei pietra di inciampo, ovvero di scandalo.
A tutti, magari perfino al Battista, capita di inciampare sopra di Te, di travisarTi, di accomodarTi ai propri bisogni e desideri.
Beato colui che non inciampa, certamente; ma benedetto pure l'inciampo, benedette le ginocchia sbucciate ed i lividi che mi ricordano di aver intrapreso percorsi sbagliati. 

#Preparare

A casa di mia nonna c'era una stanza perennemente chiusa: l'unica persona autorizzata all'accesso in condizioni ordinarie era la signora delle pulizie che aveva il compito di spolverare e assicurarsi che tutto fosse sempre in perfetto ordine. 
Era la stanza degli ospiti, l'unica zona proibita di una casa che - letteralmente - battevo palmo a palmo.

Preparate grida a squarciagola Isaia, e riecheggia il Battista secoli dopo.
Preparare per altri, senza tornaconto, é un esercizio in disuso, etichettato come perdita di tempo o perfino come segnale di mancanza di scaltrezza.

E cosa dovremmo preparare? 
Una strada nel deserto?
Da dove si comincia? 
Come si sceglie un percorso piuttosto che un altro proprio lí dove, per definizione, si é più liberi di muoversi? 
Da dove si comincia a scavare e con che spirito, consapevoli che le dune ed il vento cancelleranno di notte tutto il lavoro del giorno?

Eppure, preparare. 
Eppure, non rinunciare all'attesa, pure quando l'età avanza e le occasioni di aprire la stanza degli ospiti scarseggiano. 
Eppure, non lesinare nemmeno uno sforzo affinché, quando succederà l'incontro (...se succederà, certo ma, preparando, quel momento mi pare già più vicino, già quasi tangibile...), beh, quando succederà allora tutto sarà in ordine, tutto sarà splendente.

#Minacce

Mi infastidisce e mi disturba questo Vangelo sugli ultimi giorni fatto di minacce: 

Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato.
Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.

Io non ho paura dell'ultimo giorno, non voglio averne.
Anzi, io aspetto quel giorno come le sentinelle l' aurora, non perché mi ritenga giusto, ma perché attendo la visione del Padre come una liberazione.

Allora, perché tutte queste minacce?
Vengo da un posto del mondo dove minacce se ne fanno poche, si passa direttamente ai fatti.
Ma da genitore ho imparato che qualche volta pure quelle servono per smuovere l'indolenza, per indirizzare a ciò che é giusto.

Mi viene in mente una frase del Vangelo di domenica scorsa: davanti alla Crocefissione, tolti quelli che insultano o prendono in giro, per il resto:
il popolo stava a vedere.

Così come si assiste catatonici ad un reality, come si scrolla infinitamente sul cellulare. 
Sto a vedere, in attesa che sia troppo tardi.

Ben venga dunque una minaccia, se serve a scuotermi e a dedicare attenzione a ciò che davvero conta.


#SiFaPrestoADireNostro

C'è una spina che mi ha punto del Vangelo di domenica scorsa:

Non fate della casa del Padre Mio un luogo di mercato

É quel Padre Mio che é assai ispido.
Altrove lo stesso Padre é aggettivato come nostro, talvolta perfino vostro.
E pure quando altrove usi Padre Mio, é sempre in vista di finalità inclusive.
Qui invece no.

Stai rivendicando dunque, con l'Unigenitura, una sorta di esclusività inviolabile?
Io azzardo un'altra ipotesi. 

Non dovrebbero chiamarLo Padre quelli che ne invadono la casa e la trasformano in un mercato. 
E forse non dovrebbero neanche quelli che frequentano il tempio per le belle pietre e per i doni votivi (di ogni genere e specie).
A questi ultimi Ti rivolgi in maniera non meno urticante: 

Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta.

Mi sforzerò di cercare il Padre autenticamente, senza farne una questione di tornaconto?
Continuerò a confidare in Lui, a ritenerlo "Padre" appunto, pure nella difficoltà e nella tribolazione?
Prima di riempirmi la bocca di parole ipocrite, dovrei davvero fare i conti con queste domande.

Si fa presto a dire Nostro.

#UnSoloGregge

Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria (...) saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri

Fino ad allora, faremmo bene a rassegnarci al fatto che capri e pecore devono appartenere allo stesso gregge, come il grano e la zizzania allo stesso campo, senza alcuna pretesa da parte degli uni di sopraffare o estinguere gli altri.
D'altronde, non sarebbe possibile fare diversamente, essendo ciascuno di noi pecora e capra a giorni alterni, grano e zizzania a convenienza o secondo necessità.

Eppure non ci chiedi di rassegnarci a questo stato delle cose: piuttosto ci inviti a vederlo come un'opportunità.

Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me

Ancora una volta sottolinei che Ti incarni nel Prossimo, pecora o capra, grano o zizzania.
Ci sono capre vagabonde ed affamate, zizzania che richiede acqua e luce: guai a noi se non vedessimo in loro l'opportunità di incontrarTi!

In memoria di Papa Francesco e delle numerose lavande dei piedi offerte ai detenuti.

#capriccio

Detto di quanto sia difficile talvolta distinguere tra Fede e tornaconto, oggi mi imbatto in un tale che spaccia per Fede proprio una degenerazione del tornaconto, ovvero il capriccio. 

Ci sale apposta quel tale, il fariseo, fino al tempio, per stilare in quel luogo sacro l'elenco dei suoi presunti meriti:

O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.

Esiste pure questa aberrazione della Fede: la puerile richiesta di attenzione in assenza di qualsiasi necessità: il capriccio, appunto.

Padre nostro, aumenta la nostra Fede, perdona il nostro tornaconto, indulgi sui nostri capricci.

#LaVeraFede

Disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi.

Racconti poi della vedova che importuna il giudice in continuazione pur di avere giustizia finchè il poverino, sfinito, gliela concede: pure il Padre farà lo stesso con chi prega incessantemente, assicuri.

Sembra finita lì, ma poi aggiungi una domanda a bruciapelo:
Ma il Figlio dell'uomo quando verrà troverà la Fede sulla terra?
Cosa c'entra la Fede, adesso?

C'entra, perchè è pensiero comune che la Fede consista nella capacità di pregare sempre senza stancarsi.
Ma è davvero Fede quella?
Il pregare incessantemente per se, come nel caso della vedova, non è piuttosto tornaconto?
Sono esempi di Fede i maratoneti di queste preghiere?

In ogni caso anche quelle preghiere saranno esaudite, ci spieghi; ma questo non Ti risolve il dubbio sulla presenza della Fede, che dunque deve essere altro.

Riconosco Fede in quella vedova che, in credito con la giustizia, pur rivendicando il suo diritto continua ad agire quotidianamente senza operare iniquità.
Riconosco Fede in chi sperimenta la vessazione, ma sceglie di non praticarla quando ne ha la possibilità.
Riconosco Fede in chi, pur nell'indigenza, non recrimina priorità nell'accesso a beni e servizi.
Riconosco Fede, insomma, in chi non permette alle storture del mondo - che pure subisce - di contaminare le proprie azioni.

Preghiera e Fede devono procedere di pari passo: una presenta le proprie richieste, l'altra testimonia con i fatti che non si avanza nessun diritto di prelazione sul Prossimo.

Le nostre preghiere saranno esaudite dal Padre, possiamo esserne certi.
Ma il Figlio dell'uomo quando verrà troverà la Fede sulla terra?

#SulRitorno

Avevo già pronta un riflessione differente sul Vangelo di oggi; ma poi sono stato trafitto.


A farsi un giro nei Vangeli, si incontrano una gran quantità di persone "di ritorno".

Torna il lebbroso Samaritano che oggi viene a ringraziarTi della guarigione.

Torna il padrone dei talenti a riscuotere gli interessi.

Tornano gli apostoli dalla loro prima missione, entusiasti dei prodigi operati.

Torna lo sposo dalle dieci vergini, o almeno dalle cinque che lo attendono.


Ogni ritorno porta con se una speranza, una festa.

Perfino il figliol prodigo, che torna per prostrarsi, finisce banchettando.


Guardo le immagini dei palestinesi che tornano a Gaza.

Davanti ai nostri occhi si aggiungono pagine al libro dell'Esodo, in appendice.

Tornano verso case da ricostruire e verso morti da seppellire, una volta estratti dalle macerie.

Tornano senza speranza, per inerzia.


Allora mi ricordo di quello che succede sulla strada per Emmaus.

Di quei discepoli stravolti dalla notizia della Tua Crocifissione.

Del cammino che, in incognito, percorri insieme a loro.

Della rivelazione che avvenne quando spezzasTi il pane, a cena.

Nessuno ha saputo dire finora dove si trovasse esattamente Emmaus: io stasera prego che possa essere a Gaza.



#ApologiaDellInutilità

Inutile è il bene. 
Inutile la grazia quando comanda la prevaricazione. 
Inutile la solidarietà dove vige l'individualismo.
Inutile la misericordia , scambiata per debolezza. 
Inutile perfino qualche rara, sparuta goccia di bellezza dispersa in oceani di deturpazione. 

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite:
Siamo servi inutili. 
Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.

A fare le cose inutili, a "praticare gentilezza a casaccio e atti di bellezza senza senso" occorre una Fede - perché é di quello che stiamo parlando - incrollabile: quanta meno, forse un granello, ne basterebbe per

Dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.

Allora, come i discepoli, ti supplico:

Aumenta la nostra Fede 

Aiutaci a resistere, a continuare a sognare che gesti spontanei e privi di tornaconto salveranno il mondo.

#inUscita

Non se n'era accorto, il ricco epulone.
E non parlo solo di Lazzaro che elemosinava alla sua porta gli avanzi di quei banchetti sfarzosi: su questo punto il Vangelo non specifica se si tratti di distrazione o di deliberata noncuranza.

Parlo piuttosto dell'abisso che li separa, una volta nell'aldilà: il ricco da una parte, nei tormenti, il povero dall'altra, nella beatitudine ed il baratro nel mezzo. 
Eppure il ricco non se n'è accorto, se é vero che é Abramo a farglielo notare: 

Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso...

Avanzo l'ipotesi che la pena del ricco sia tanto più insopportabile quanto più lui si accanisce a non distogliere lo sguardo da se stesso e dai suoi patimenti.

Ho già scritto, e qui lo ribadisco, che prima di arrivare ad amare il Prossimo secondo il precetto, bisogna accorgersi che esiste. 
Aggiungo adesso che per arrivarci bisogna essere disposti a demolire ogni visione egocentrica. 

L'unica strada per ottenere una chiesa davvero "in uscita", come chiedeva incessantemente Papa Francesco, é quella di essere noi stessi cristiani "in uscita", ovvero disposti a riconoscere che il centro dell'universo é fuori da noi.

#PerStrada

Da bambino ho imparato a fare il segno della Croce entrando in chiesa in maniera meccanica, senza nemmeno sapere bene il perché.
Più tardi ho inziato a cercare in ogni chiesa il lume del tabernacolo, dove sono conservate le specie eucaristiche, ed a rivolgermi verso di esso.
Da qualche tempo, però, ho iniziato a segnarmi con la Croce anche per strada. 

Mi capita davanti al povero che vive la sua condizione con dignità e davanti al sofferente che combatte la sua malattia.
Mi capita davanti al bambino che non cede alla malizia e davanti alle azioni di bene spese senza tornaconto.
Mi è capitato nelle sale parto ed anche nelle sale mortuarie.

Succede, come da bambino,  in maniera automatica: non è il frutto di un'elaborazione nè di un giudizio mediato su persone, azioni, fatti o circostanze.
Succede come un'epifania: intravedo - pure da lontano - un lampo di Grazia, e ne sono rapito.
Ed intanto mi accorgo che mi sto segnando con la Croce, per strada.

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo,
ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

#TuttoPerNoi

Questa è una Parola viscida, sdrucciolevole:

Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo

C'è un illustre commentatore che pone l'accento sulla natura comparativa del termine greco misei / odia, sottolineando che qui rivendichi il Tuo primato sulle cose terrene.

Ed un altro che rimarca la necessità di una conversione profonda, di una cesura forte con il proprio passato.

Un altro ancora spiega come sia indispensabile uscire dalla propria 'comfort zone' per mettersi davvero alla Tua sequela.

Sommessamente accosto la mia lettura di fianco alle precedenti.


Sarebbe bello, forse auspicabile, frequentare una Chiesa fatta solo di esistenze risolte, di fulgidi esempi di santità.

Sarebbe bello se il regno dei cieli fosse già tra di noi.

Sarebbe bello, ma non è.

E, seppure fosse, azzardo che allora il Vangelo sarebbe inutile: a chi si rivolgerebbe, in quel caso?


Il Vangelo parla a chi come me vive contrasti e dissapori;  a chi, come me, ha rapporti altalenanti con i propri cari e, talvolta, perfino con se stessi.

Ecco: noi così combinati, noi non santi, prendiamo questo carico di frustrazioni, di amarezze, di rimpianti, di sensi di colpa e mettiamoci alla tua sequela:

Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo


Tutto per noi, lisi e sgualciti, carichi di un bagaglio di ansie e fallimenti, alle prese con il nostro affanno quotidiano: tutto per noi é stato scritto il Vangelo.

#LaTavolaDeiPrimi

Ci sono tavole alle quali non vorremmo sedere, argomenti di conversazione che non vorremmo sostenere, forse perfino gente con cui crediamo non valga la pena di mischiarci. 
Eppure il Prossimo, Tu ce lo insegni, non possiamo sceglierlo: è quello che ci capita. 

Così oggi Ti trovo seduto alla tavola del fariseo che Ti ha invitato, con gli occhi di tutti i suoi pari puntati addosso. 
Certamente, avresti preferito una mensa forse più dimessa ma sicuramente più autentica, magari tra i pubblicani e le prostitute, come altrove ci raccontano i Vangeli.
Ma oggi accetti di sederTi lì, rimanendo saldo nei Tuoi princìpi ma senza esprimere giudizi di condanna o dure reprimende.

Piuttosto leggo tra le righe una correzione fraterna, quasi un incoraggiamento: "la prossima volta fate meglio di così: invitate gli ultimi, lasciate loro i primi posti senza azzuffarvi tra di voi" mi permetto di parafrasare. 

In fin dei conti, non solo gli ultimi vanno salvati, ma anche i primi: e pare che per loro sia persino più difficile, secondo la metafora del cammello e dell'ago.

Per questo contemplo meravigliato lo sforzo che compi oggi di sederTi a quella tavola che non ti appartiene - la tavola di primi - chiedendomi se ed in quante occasioni io sia stato capace di fare altrettanto.

#InPremio

Perché professare che Maria è stata Assunta in cielo, nella carne?
Per quale motivo ostinarsi a credere l'incredibile, ovvero che Tua Madre, diversamente da ogni altra creatura (Te compreso), non abbia conosciuto la corruzione della Morte? 
Se il problema é teologico, non era sufficiente il dogma dell'Immacolata Concezione, ovvero di quel singolare privilegio per cui Maria è nata priva del peccato originale? 

Avanzo una lettura personale. 
L' Immacolata Concezione racconta quello che è accaduto "ex ante", ovvero prima che Maria venisse al mondo.
L'Assunzione racconta ciò che è accaduto "ex post", ovvero a partire dai suoi ultimi istanti terreni. 
In mezzo c'è la sua vita. 
Che, si badi bene, non è quella di un "angelo del focolare", come qualcuno vorrebbe raccontare, ma piuttosto una vita appassionata e vibrante, costellata di scelte ardue e di sfide al limite dell'incredibile.

Accettare l'Annunciazione, esponendosi alla lapidazione.
Mettersi in viaggio, benché incinta, per recarsi ad aiutare Elisabetta, fino a gravidanza inoltrata; e poi di nuovo per il censimento. 
Evitare la tentazione di porTi sotto una campana di vetro, una volta ricevuta la profezia della Passione da parte di Simeone; anzi, insistere perché Tu Ti faccia conoscere dal mondo, come a Canaa.
E così via, fino ai piedi della Croce. 

Quando Eva stacca la mela dall'albero della conoscenza del Bene e del Male, fuor di metafora, finisce il tempo dell'umanità bambina, nel quale Dio prende ogni decisione in sua vece, ed inizia il tempo delle scelte.
Maria non riattacca la mela all'albero, rinunciando al libero arbitrio: piuttosto, lei spende tutta la sua vita, anche nelle circostanze più complicate e sfavorevoli, perseguendo non l'utilità o la comodità ma il Bene.
E commette anche errori, come quando Ti perde di ritorno da Gerusalemme: eppure questo non la fa vacillare nelle scelte seguenti. 

Per questo io penso che l'Assunzione di Maria non faccia parte di nessun piano preordinato, ma sia piuttosto il riconoscimento alla sua formidabile, umanissima vita.

#inPrimaPersona

Il verbo "cingere" é usato sempre in maniera riflessiva nei Vangeli.

Il servitore onesto veglia sui beni del padrone cingendosi i fianchi, ed il padrone lo ricambia al suo ritorno facendo altrettanto per servirlo a sua volta.

Dopo la pesca miracolosa, Giovanni riporta che Pietro si cinse i fianchi e si gettó in mare per raggiungerTi mentre gli altri ormeggiavano la barca. 

Infine, nello stesso Vangelo, Tu stesso Ti cingi le vesti prima di lavare i piedi agli apostoli durante l'Ultima Cena. 

Dal verbo "cingere" imparo che ogni chiamata all'azione - perfino quando si tratta di azioni collettive - richiede una adesione personale.
L'azione di chi si é cinto da solo le vesti ha efficacia maggiore di chi ha atteso che le cingessero prima gli altri o addirittura di chi se le é fatte cingere.

Se il Vangelo non mi interroga #inPrimaPersona, probabilmente lo sto leggendo distrattamente o male.

#PreghiereInutili

Ad una lettura superficiale il "Padre nostro" sembra una preghiera destrutturata, una specie di collage fatto ritagliando e mettendo insieme alla meno peggio brandelli di preghiere preesistenti.
Allora provo a leggerlo al contrario. 

Innanzitutto non abbandonarci alla tentazione: liberacene!
Quale tentazione? L'unica esistente: fare da soli, fare da sé e solo per sé.

Se vincesse la tentazione, non esisterebbe un prossimo con cui condividere il pane quotidiano o con cui rimettersi vicendevolmente i debiti.

Inoltre, a ben vedere, se vincesse la tentazione Dio sarebbe relegato ad una funzione servile, diventando una sorta di satellite del nostro io. 
Non avrebbe senso, quindi, invocare la venuta del Suo regno né la santificazione del Suo nome.

In sintesi: ci insegni che la preghiera deve riflettere le necessità di una comunità. 
Esigenze personali sono contemplate solo nella misura in cui siano funzionali all'interesse di tutti. 

Nessuno preghi solo per sé: sarebbe tempo sprecato.

#AFondoPerduto

Andrà perduto il supplemento di attenzioni volto a sfamare oltre il bisogno. 
Andrà perduta l'intenzione di offrire vestiti oltre la soglia del decoro. 
Andrà perduto ogni sforzo di rendere una casa accogliente oltre il confortevole, come pure il denaro elargito oltre il necessario.

Non andrà perduta invece l'attenzione: quella é l'unica cosa davvero da dispensare a fondo perduto. 

Perché sedersi di fianco, guardarsi negli occhi, ascoltarsi nel profondo pianta un seme in profondità, troppo difficile da sradicare.

Maria si é scelta la parte migliore, che non le sarà tolta

#SamaritaniDaRemoto

Accolgo la parabola del Samaritano e quasi me ne faccio custode, la coccolo, perché troppo è stata strapazzata e tirata in ballo a proposito ultimamente. 

La chiave di volta, il punto dal quale ogni commento dovrebbe partire, è l'azione che distingue il samaritano dagli altri avventori: 

Gli si fece vicino...

Attenzione: dell'uomo lasciato esangue per terra si accorgono tutti, anche quelli che scelgono di tirare diritto; e sono pure sicuro che, in cuor loro, avranno giustificato quella scelta con ragioni più o meno valide.

Solo il Samaritano, però, gli si fece vicino.
Solo lui vinse la diffidenza.
Solo lui superó il disgusto del sangue sparso dovunque.
Solo lui, combattendo contro il naturale rigetto, curò una ad una le ferite con il il suo olio ed il suo vino. 
Solo lui cedette il suo posto sul suo giumento a quel moribondo.
Solo lui veglió il convalescente per tutta la notte e pagò pure per quello al locandiere.

Il punto é che non si può fare i Samaritani a distanza. 
Se non si sente la puzza di sangue rancido, se le mani non sono a contatto con le ferite altrui, se non si veglia l'altro fianco a fianco, si lasci in pace la parabola. 

Non si può essere #SamaritaniDaRemoto.

#HR

In quel tempo il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Dove hai trovato tutta questa gente?
Come hai fatto?

All'inizio del capitolo precedente si legge dell'invio dei dodici a compiere la stessa missione (si, Giuda Iscariota incluso).
Si può legittimamente pensare che i settantadue siano il frutto di quella prima evangelizzazione.
Non sei Tu, dunque, a trovare i settantadue, ma lo lasci fare ai Dodici: non ci pensi su neanche un secondo prima di mettere il futuro dell'evangelizzazione nelle mani di un gruppo variamente assortito di ex pescatori, esattori delle tasse e futuri traditori. 

Ma c'è di più. 
I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Chi ha dato loro questo potere? 
Non Tu, che dai solo indicazioni generiche prima di mandarli. 

All'inizio del capitolo precedente si legge: 

Egli allora chiamò a sé i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demòni e di curare le malattie.

Quindi sono i Dodici a trasmettere quel potere ai settantadue. 
Il che implica almeno altre due cose: la prima é che i Dodici non sono gelosi della loro missione né dei doni che hanno ricevuto: a loro interessa solo coinvolgere più persone possibile nel processo di evangelizzazione. 
La seconda é che i Tuoi doni possono essere trasmessi da pari a pari, senza che sia necessario il coinvolgimento di nessun altro, neanche il Tuo.

Qui scegli di correre un rischio enorme: che qualcuno tradisca la missione e usi i doni ricevuti per suo tornaconto.
Ma se Tu hai scelto questo rischio, quanto più dovremmo farlo noi, riducendo all' osso l'infinita lista di obblighi e prescrizioni da soddisfare per arrivare ad essere un Tuo ministro...

In qualunque società, di profitto e non, si cresce solo fidandosi, demandando ed accettando l'errore come parte inevitabile del processo di crescita: teniamolo ben in mente.

#TuttaIntera

Sarà la Verità, tutta intera.
Senza punti ciechi e senza temere inestetismi. 

Sarà la Verità tutta intera: vedrò le mie ricchezze insieme con le mie miserie.
Te le offrirò e Tu ne avrai compassione.

Sarà la Verità tutta intera: metterò insieme le scuse non ricevute e quelle non porte, i torti fatti e quelli subiti, e tutti gli sbagli nei quali - a qualunque titolo - sono stato coinvolto.
E lo farò senza contarli e senza pesarli ad uno ad uno, perché tutti gli errori hanno pari natura e pari criticità. 

Sarà la verità tutta intera: smetterò di raccontare me stesso e gli altri come mi fa comodo, accentuando i pregi e sfumando i difetti, evidenziando i meriti e nascondendo i torti.
Allora, come un neonato, vedrò me stesso e gli altri davvero, per la prima volta.

Quando però verrà lo Spirito di Verità,
Egli vi guiderà alla Verità tutta intera

#ScatenareLoSpirito

Lo spirito - il respiro, il soffio - lo abbiamo tutti: lo riceviamo alla nascita e lo rendiamo alla morte. 
Quando é che quello spirito é Santo?

Ricevete lo Spirito Santo: 
a chi rimetterete i peccati saranno rimessi;
a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi.

É Santo lo Spirito che si interessa del prossimo, che gli va incontro per perdonarlo.
É Santo lo Spirito che si sporge e che ci fa sporgere, come ho già scritto.

É Santo lo Spirito che ricuce gli strappi, che medica le ferite - "sana ciò che sanguina" invochiamo nella sequenza di Pentecoste. 

É Santo lo Spirito che consola, in senso letterale, quello che non lascia solo nessuno, quello che crea prossimità con i vicini ed i lontani, con i vivi ed i defunti.
(Non a caso annunci la discesa dello Spirito il giorno della Tua Ascensione al cielo)

Lo Spirito quando é Santo é l'arma finale, quella che il supereroe usa per sbaragliare il cattivo, dal momento che annulla lo schema di gioco preferito dai cattivo: dividere. 

Riceviamo lo Spirito Santo "in dono": a noi il compito di metterloa nelle migliori condizioni per agire.
A noi tocca #scatenareLoSpirito!

#TracceDiResurrezione

Non si accorge dell'avvenuta Resurrezione la Maddalena, prima al Sepolcro.
Non se ne accorge inizialmente neppure Giovanni, più svelto di Pietro; però, dopo il suo arrivo:

Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

E chissà che i due angeli che la Maddalena vede dentro al Sepolcro non siano proprio Pietro e Giovanni, trasfigurati dalla notizia della Resurrezione. 

Pare quasi trattarsi di una notizia contagiosa, un'epidemia benigna che necessita di prossimità:
sono due quelli che Ti riconoscono ad Emmaus, mentre serve tutto il cenacolo per provare a convincere Tommaso.

Ma nello stesso vangelo di Giovanni, poco dopo, succede una cosa ancora più curiosa: quando li incontri di nuovo a Tiberiade, le parti si invertono:

Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «E' il Signore!».

Stavolta é Giovanni a riconoscerTi, mentre Pietro indugia: non é detto, dunque, che chi Ti ha riconosciuto Risorto una volta, sia poi capace di farlo sempre. 
La buona notizia qui é che in soccorso di Pietro viene proprio Giovanni, restituendo quel "contagio" ricevuto al Sepolcro.

Mettiamola così: il punto non é tanto riconoscere il Risorto, ma riconoscere le #tracceDiResurrezione che sono nel mondo. 
E, per farlo, occorre continuamente contagiare e lasciarsi contagiare dal Prossimo.

#PerMano

Risorgeremo tenendoci per mano: ne sono sicuro.

Coloro dai quali sono stato amato, verranno l'ultimo giorno a spezzare la mia lapide: la faranno esplodere in mille pezzi.

Poi mi prenderanno le mani e mi restituiranno alla Vita: ed io non avrò incertezze, perchè ricorderò quel gesto e lo riconoscerò.

Allora ci riabbracceremo e loro mi indicheranno quelli dai quali, a loro volta, sono stati resuscitati, e così via a ritroso, fino ad accorgermi che a capofila ci sei Tu, il Risorto.

Poi, ancora per mano, correremo con lo stesso impeto a resuscitare le persone che io ho amato.

E poi ancora quelle che loro hanno amato, e così via.


Chi rimarrà escluso, dunque?

Chi non ha mai ricevuto amore?

Qualche figlio non nato, qualche orfano dimenticato?

Io dico di no: in quella festa guarderemo alle tombe rimaste chiuse e le ameremo.

Ed, amandole, correremo ad aprirle.

Alleluia!!


Buona Pasqua.