E non parlo solo di Lazzaro che elemosinava alla sua porta gli avanzi di quei banchetti sfarzosi: su questo punto il Vangelo non specifica se si tratti di distrazione o di deliberata noncuranza.
Parlo piuttosto dell'abisso che li separa, una volta nell'aldilà: il ricco da una parte, nei tormenti, il povero dall'altra, nella beatitudine ed il baratro nel mezzo.
Eppure il ricco non se n'è accorto, se é vero che é Abramo a farglielo notare:
Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso...
Avanzo l'ipotesi che la pena del ricco sia tanto più insopportabile quanto più lui si accanisce a non distogliere lo sguardo da se stesso e dai suoi patimenti.
Ho già scritto, e qui lo ribadisco, che prima di arrivare ad amare il Prossimo secondo il precetto, bisogna accorgersi che esiste.
Aggiungo adesso che per arrivarci bisogna essere disposti a demolire ogni visione egocentrica.
L'unica strada per ottenere una chiesa davvero "in uscita", come chiedeva incessantemente Papa Francesco, é quella di essere noi stessi cristiani "in uscita", ovvero disposti a riconoscere che il centro dell'universo é fuori da noi.