#LaTavolaDeiPrimi

Ci sono tavole alle quali non vorremmo sedere, argomenti di conversazione che non vorremmo sostenere, forse perfino gente con cui crediamo non valga la pena di mischiarci. 
Eppure il Prossimo, Tu ce lo insegni, non possiamo sceglierlo: è quello che ci capita. 

Così oggi Ti trovo seduto alla tavola del fariseo che Ti ha invitato, con gli occhi di tutti i suoi pari puntati addosso. 
Certamente, avresti preferito una mensa forse più dimessa ma sicuramente più autentica, magari tra i pubblicani e le prostitute, come altrove ci raccontano i Vangeli.
Ma oggi accetti di sederTi lì, rimanendo saldo nei Tuoi princìpi ma senza esprimere giudizi di condanna o dure reprimende.

Piuttosto leggo tra le righe una correzione fraterna, quasi un incoraggiamento: "la prossima volta fate meglio di così: invitate gli ultimi, lasciate loro i primi posti senza azzuffarvi tra di voi" mi permetto di parafrasare. 

In fin dei conti, non solo gli ultimi vanno salvati, ma anche i primi: e pare che per loro sia persino più difficile, secondo la metafora del cammello e dell'ago.

Per questo contemplo meravigliato lo sforzo che compi oggi di sederTi a quella tavola che non ti appartiene - la tavola di primi - chiedendomi se ed in quante occasioni io sia stato capace di fare altrettanto.