E questa è una fortuna, perché altrimenti non avremmo quel Cristo gigante e muscoloso a dominare dal centro della parete tutta la Cappella Sistina e - figuratamente - tutta la Storia a partire dalla Creazione.
Il giusto godrà nel vedere la vendetta,
laverà i piedi nel sangue degli empi.
(Salmi 58,11)
Questo Ti chiede il cuore dell'uomo:
Forza (ma sussurra "Vendetta");
Giustizia (ma insinua "Castigo");
Potenza (ma brama "Potere").
Ed ė così che aspettiamo la Seconda Venuta, il Giudizio Universale.
E tu, Betlemme di Efrata
minuscola tra i capoluoghi di Giudea,
da te susciterò colui
che deve essere il dominatore in Israele.
(Mi 5,1)
Eppure una Venuta c'è stata già, o almeno questo professiamo.
Per capitale un villaggio sperduto di una provincia ai confini dell'impero.
Per corte la famiglia di un falegname.
Per reggia la mangiatoia.
Per popolo animali e pastori.
Ma per qualche motivo oscuro aspettiamo una Seconda Venuta completamente diversa dalla Prima, come se quella la disconoscessimo perché non ci piace fino in fondo, non corrisponde a quello che ci aspettavamo.
Il giorno del Signore verrà come un ladro di notte
(1Tes 5,2)
Che cosa stiamo festeggiando?
Il rito pagano ed ancestrale delle luci e dei regali?
Il memoriale di un evento accaduto millenni fa?
O forse l'opportunità che quell'evento si verifichi di nuovo, qui ed ora o chissà dove e chissà quando?
O forse ancora la disposizione d'animo di vegliare sulla Seconda Venuta, nei tempi e nelle forme che non possiamo prevedere ma che in qualche modo ricalcheranno quelle del primo Natale - disposizione d'animo che per brevità chiamerò "Fede"?
A questo popolo di sentinelle intente a vigilare in ogni tempo ed in ogni luogo, i miei auguri di buon Natale.