Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra se...
Prega tra se, il fariseo di cui racconti; Dio é spettatore del suo monologo.
Non si capisce neanche bene cosa sia andato a fare al tempio: non è certamente lì per incontrare il Prossimo, ma piuttosto per servirsene a suo tornaconto, denigrando tutti indistintamente stando in piedi, guardandoli dall'alto in basso dunque.
Il fariseo é fuori dal mondo perché se ne sente superiore, mentre in realtà si rinchiude con le sue stesse mani in una prigione dorata di solitudine.
Quanti ne conosco di questi farisei!
Quanto sono abili a raccontarsi una versione verosimile della realtà in cui c'è spazio solo per i propri successi e non per le proprie miserie, solitamente derubricate a torti subiti da questo o da quel pubblicano!
E quanto rapidamente quella versione prende il posto della realtà nella testa del fariseo, fino a sostituirla del tutto!
A ben vedere la spocchia con cui il fariseo tratta il Prossimo fa quasi tenerezza, perché muove dal tentativo maldestro e disperato di #giustificare le proprie miserie, sminuendole o ascrivendone le cause ad altri.
Questo mi pare essere il punto cruciale della vicenda: a chi chiedo di giustificare le mie miserie ed i miei fallimenti?
A me stesso, magari inventando storie fantastiche e denigrando gli altri?
E allora non sono migliore del fariseo.
Oppure ho la forza di guardare in faccia la mia vita, tutta - successi e fallimenti, ricchezze e miserie - ed affidarla a Dio, come il pubblicano?
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo:
O Dio, abbi pietà di me peccatore.
E allora ci penserà Lui a giustificare me...
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato