In questi giorni ho scoperto una cosa importante, direi fondamentale, nella parabola del figliuol prodigo.
E dire che l'avevo sotto gli occhi ma per pigrizia o per abitudine non l'avevo mai messa a fuoco così chiaramente.
La storia è nota: uno dei due figli chiede al padre la sua parte di eredità e si mette in viaggio per un paese lontano, dove sperpera tutti i suoi beni; trovandosi allora nell'indigenza decide di tornare dal padre e di proporsi a lui come operaio.
Il padre lo scorge arrivare da lontano e gli corre incontro, lo abbraccia, lo bacia e poi prepara un banchetto per far festa.
Ma la parabola continua, ed è in questa seconda parte che ho trovato il punto di cui parlavo.
L'altro figlio apprende del ritorno del fratello e si mette sulla difensiva: è evidente che si sta chiedendo se può ritenersi ancora l'unico erede o se al fratello sarà condonato lo sperpero e verrà in qualche misura reinserito nell'asse ereditario.
Il padre allora gioca di anticipo e fuga ogni dubbio:
Figlio, tu sei sempre con me
e ciò che è mio è tuo...
Si faccia stasera festa per il figlio ritrovato, ma ciò che è mio è tuo, e di nessun altro...
La misericordia non può sconfinare nell'ingiustizia; il perdono non ha nulla a che fare col condono.
Si condona mettendo il torto sotto il tappeto, facendo finta di non averlo mai ricevuto - "scurdammoce o' passato" per dirla con la canzone.
Ma il passato presto o tardi si riaffaccia e presenta il conto.
Il perdono è invece l'esatto contrario: consiste nell' esercizio di guardare in faccia quotidianamente al torto subito, senza mai perderlo di vista, e di avere la forza di andare oltre di esso in vista di un bene superiore.
In tempi di corsa alle armi di distruzione di massa, direi che il perdono è invece un'arma di pacificazione di coppia, perchè inevitabilmente affinchè si inneschi il perdono bisogna essere in due.
#upPatriotsToArms