#Minacce

Mi infastidisce e mi disturba questo Vangelo sugli ultimi giorni fatto di minacce: 

Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato.
Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.

Io non ho paura dell'ultimo giorno, non voglio averne.
Anzi, io aspetto quel giorno come le sentinelle l' aurora, non perché mi ritenga giusto, ma perché attendo la visione del Padre come una liberazione.

Allora, perché tutte queste minacce?
Vengo da un posto del mondo dove minacce se ne fanno poche, si passa direttamente ai fatti.
Ma da genitore ho imparato che qualche volta pure quelle servono per smuovere l'indolenza, per indirizzare a ciò che é giusto.

Mi viene in mente una frase del Vangelo di domenica scorsa: davanti alla Crocefissione, tolti quelli che insultano o prendono in giro, per il resto:
il popolo stava a vedere.

Così come si assiste catatonici ad un reality, come si scrolla infinitamente sul cellulare. 
Sto a vedere, in attesa che sia troppo tardi.

Ben venga dunque una minaccia, se serve a scuotermi e a dedicare attenzione a ciò che davvero conta.


#SiFaPrestoADireNostro

C'è una spina che mi ha punto del Vangelo di domenica scorsa:

Non fate della casa del Padre Mio un luogo di mercato

É quel Padre Mio che é assai ispido.
Altrove lo stesso Padre é aggettivato come nostro, talvolta perfino vostro.
E pure quando altrove usi Padre Mio, é sempre in vista di finalità inclusive.
Qui invece no.

Stai rivendicando dunque, con l'Unigenitura, una sorta di esclusività inviolabile?
Io azzardo un'altra ipotesi. 

Non dovrebbero chiamarLo Padre quelli che ne invadono la casa e la trasformano in un mercato. 
E forse non dovrebbero neanche quelli che frequentano il tempio per le belle pietre e per i doni votivi (di ogni genere e specie).
A questi ultimi Ti rivolgi in maniera non meno urticante: 

Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta.

Mi sforzerò di cercare il Padre autenticamente, senza farne una questione di tornaconto?
Continuerò a confidare in Lui, a ritenerlo "Padre" appunto, pure nella difficoltà e nella tribolazione?
Prima di riempirmi la bocca di parole ipocrite, dovrei davvero fare i conti con queste domande.

Si fa presto a dire Nostro.