#TralciEdIntralci

Ogni tralcio che in Me non da frutto, lo estirpa;
e quello che da frutto lo pota, affinché ne dia di più.

Ogni tralcio fa esperienza delle cesoie: mentre le lame stringono la loro morsa, ciascuno di essi si interroga sull'intenzione che le muove, se sia di potatura o di recisione.

...dai loro frutti li riconoscerete...

I miei frutti sono tardivi, brutti d'aspetto, scialbi al palato.
Provo a far scorrer il torrente di linfa che mi attraversa fino alle foglie, ma spesso mi accorgo di essere - volontariamente o involontariamente - piuttosto d'ostacolo ad esso.
Sono tralcio o sono d'intralcio?
Nel dubbio mi stringo forte alla radice, anzi mi "avvito".

Io sono la vera vite, ed il Padre mio è il vignaiolo.

Mi conforta che la mano che stringe le cesoie non è quella dell'operaio, che esegue il gesto meccanicamente, ma quella del padrone della vigna: se un tralcio ha possibilità anche solo recondite di portare frutto, sono certo che vi dedicherà ogni cura.

#CredoInTeCheCrediInMe

Un Buon Pastore conosce le sue pecore, una ad una.
Le conduce, le accudisce e se una di esse si perde, lascia le altre per andare alla sua ricerca.
Un Buon Pastore arriva perfino a dare la vita per le proprie pecore.

Ma le pecore conoscono il Pastore?
Su questo la Tua esperienza terrena non ci aiuta: quelli che per primi hanno manifestato il desiderio di conoscerTi e seguirTi sono proprio quelli che Ti hanno abbandonato e rinnegato nell'ultima sera.

Allora Pietro cominciò a maledire e gridare:
"Non conosco quell'uomo!"

Eppure Tu, nonostante tutto, non hai dubbi a riguardo:

Io sono il Buon Pastore:
conosco le mie pecore
e le mie pecore conoscono me.

In fin dei conti, Tu credi in ciascuno di noi più di quanto ognuno di noi creda in Te.

#Cicatrici

Guardate le mie mani e i miei piedi,
perché sono proprio Io! 
(Lc 24,39)

Da chi è capace di risorgere, mi sarei aspettato - non dico un lifting - ma almeno manicure e pedicure.
Invece Tu ti presenti con addosso tutti i segni del Calvario.
Anzi, li usi come carta d'identità.

C'è una certa ortodossia ben radicata che ritiene che dobbiamo soffrire in questo mondo per splendere nell'altro.
E più soffriamo e più in fin dei conti dovremmo gioirne, perché sarà maggiore la gloria che ci aspetta.

Io invece credo che la Resurrezione indichi la strada diametralmente opposta: guardare alle proprie piaghe, alle proprie ferite, alle proprie sconfitte, riconoscerle come identitarie e riuscire a pacificarsi con esse.
D'altronde deve esserci un motivo per cui, dopo la tua Pasqua, non smetti di augurare la Pace, quella del cuore, a tutti quelli che incontri.

Chi sceglie di credere nelle Resurrezione, deve provare a vivere da Risorto qui ed ora.

E mentre penso queste cose, in testa canticchio quella canzone di Dalla e Morandi, che qui annoto.


Vita in te ci credo,
le nebbie si diradano
e ormai ti vedo
non è stato facile
uscire da un passato che mi ha lavato l’anima
fino quasi a renderla un po’ sdrucita.

Vita io ti vedo
tu così purissima
da non sapere il modo
l’arte di difendermi
e così ho vissuto quasi rotolandomi
per non dover ammettere d’aver perduto

Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano
ma la sofferenza tocca il limite
e così cancella tutto
e rinasce un fiore sopra un fatto brutto
siamo angeli con le rughe un po’ feroci
sugli zigomi
forse un po’ più stanchi ma più liberi
urgenti di un amore
che raggiunge chi lo vuole respirare

Vita io ti credo,
dopo aver guardato a lungo
adesso io mi siedo, non ci sono rivincite
né dubbi né incertezze
ora il fondo è limpido
ora ascolto immobile le tue carezze

Anche gli angeli capita a volte sai
si sporcano ma la sofferenza tocca il limite
e così cancella tutto
e rinasce un fiore sopra un fatto brutto
siamo angeli con le rughe un po’ feroci
sugli zigomi
forse un po’ più stanchi ma più liberi
urgenti di un amore
che raggiunge chi lo vuole respirare


#Disinnesco

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato,
mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli
per timore dei Giudei...

(Gv 20,19)


Abbiamo lasciato Pietro e Giovanni all'interno del sepolcro vuoto, convinti della Resurrezione.
Li troviamo una settimana dopo, barricati con gli altri discepoli, per paura dei Giudei.

Pietro, che dopo averti rinnegato, aveva pianto amaramente.
Giovanni, il discepolo amato, quello più capace di leggere il Tuo Cuore.

Gli altri discepoli non gli hanno creduto: Tommaso è solo l'ambasciatore di un dissenso diffuso, alimentato dal timore della persecuzione.
La notizia esplosiva della Resurrezione è stata immediatamente disinnescata: se qualcuno di loro c'ha creduto, deve pensare che sia un affare che riguardi solo Te.

Neanche questo ci basta, o Signore.

Fortuna che tu, nonostante abbiamo chiuso le porte, non smetti di cercarci...

...venne Gesù, stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
(Gv 20,19)

#BackToBasics

L'aborto, l'eutanasia, l'omosessualità, l'inscindibilità del matrimonio ed il rapporto con i divorziati, la sessualità dei laici e quella del clero, la pedofilia, il rapporto della Chiesa con il denaro...

Reset.

Entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,
e il sudario, che gli era stato posto sul capo,
non per terra con le bende,
ma piegato in un luogo a parte.
(Gv 20,6-7)

Ripartiamo da capo, dalla notizia originaria.
Riaffacciamoci nel sepolcro vuoto.

La Notizia della Resurrezione non è sensazionalistica, non è incontrovertibile.
E' un'opportunità offerta, una chiave di lettura dei fatti e della Storia, una mano tesa.

Chi sceglie di crederle, deve fare i conti con Gesù di Nazareth, morto nella carne e poi tornato in vita.
Quel Tale la cui natura deve essere altro che umana, e dunque divina.
Alla luce di questa Notizia, e delle sue conseguenze, interessarsi al Suo insegnamento, il Vangelo, diventa non più un esercizio di speculazione filosofica, ma un'attività ESSENZIALE.

Tutto il resto sono ammennicoli.

A noi la scelta.
...e vide, e credette.
(Gv 20,8)