#Controcanto

Padre mio terreno, /
quello putativo, /
benedetto non il tuo nome ma i tuoi antenati /
in virtù dei quali sono legittimamente Figlio di Davide./

Non farò la tua volontà /
perché rispondo a un volere superiore./

So moltiplicare pani e pesci e trasformare l'acqua in vino /
quindi è vano il tuo sforzo per dare il pane quotidiano./

Non sarai tu a rimettere i miei debiti, /
ma accadrà sempre il contrario. /

Eppure un debito devo averlo nei confronti di te, /
gigante silente, /
attraversatore di deserti, /
servo fedele della più inimmaginabile volontà del Padre./

Di quello che é invece nei cieli, intendo./

#Innesto

Non le sarà tolta / aphairethesetai.

Luca e gli altri sinottici usano questo stesso verbo praticamente in una sola altra occasione: quando nel trambusto della cattura all'Orto degli Ulivi un discepolo sguaina la spada e recide l'orecchio ad un servo del sommo sacerdote.

Aphaireo quella volta è tradotto quasi ovunque: "recidere".

Allora direi che questo si perde nella traduzione al primo rigo: il senso di appartenenza viscerale, di mutilazione conseguente a quella privazione.

Maria, sedutasi ai piedi di Gesù
ascoltava la Sua Parola.
(...)
Gesù rispose : "(...) 
Maria si è scelta la parte migliore,
quella che non le sarà tolta / aphairethesetai".

Beato chi nutre verso la Parola questo stesso senso di appartenenza viscerale, direi di #innesto, al punto da temerne la privazione come una mutilazione del proprio essere.

#Tradire / #Tradurrre

Cosa c'è scritto nella Legge?
Tu cosa ci leggi?

Cosa c'è scritto, innanzi tutto?
Affondo le mie mani nella Parola, come Tommaso nel quadro qui dietro, o aspetto che altri me La raccontino?
Sono fermo all'idea che mi sono fatto di Te attraverso il catechismo delle elementari e - magari - qualche predica rabberciata di qualche prete di campagna, oppure ho provato a capirci di più?

E poi: cosa ci leggi?
Perché la Parola non resti lettera morta c'è bisogno della traduzione - nel senso letterale di "condurre attraverso", i secoli ad esempio - da parte di ciascuno.
C'è necessità di sporcarcisi le mani, di amalgamarLa alla propria esistenza, correndo perfino il rischio di tradirla, oltre che di tradurla.

Correndo / perfino / il rischio / di tradirla.

Tutto fuorché lasciarLa lettera morta.
Tutto fuorché contemplarLa meccanicamente, tenendola ben lontana dalla propria esistenza.
Tutto fuorché finire per fare la figuraccia dello scriba che, dopo aver recitato la lezioncina imparata a memoria  - ed aver ottenuto perfino un Tuo consenso sbrigativo - candidamente ammette:

E chi è il mio prossimo?

#Forza - #ergòn

Non Ti servono contemplatori.
Non hai bisogno di adoratori di statue né di maestri di pensiero e di eloquenza.
Non Te ne fai nulla delle buone intenzioni e dei pii propositi.

Cerchi invece operai / ergatàs.

Che deriva da ergòn, ovvero "forza", "azione".
Forse per questo non cerchi proseliti tra gli scribi e i sacerdoti, ma tra i pescatori e gli artigiani.

Evangelizzare é un gesto fisico che deve produrre stanchezza - oltre alla gratificazione: altrimenti lo si sta facendo nel modo sbagliato.

La messe è molta,
ma gli operai sono pochi...