#inUscita

Non se n'era accorto, il ricco epulone.
E non parlo solo di Lazzaro che elemosinava alla sua porta gli avanzi di quei banchetti sfarzosi: su questo punto il Vangelo non specifica se si tratti di distrazione o di deliberata noncuranza.

Parlo piuttosto dell'abisso che li separa, una volta nell'aldilà: il ricco da una parte, nei tormenti, il povero dall'altra, nella beatitudine ed il baratro nel mezzo. 
Eppure il ricco non se n'è accorto, se é vero che é Abramo a farglielo notare: 

Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso...

Avanzo l'ipotesi che la pena del ricco sia tanto più insopportabile quanto più lui si accanisce a non distogliere lo sguardo da se stesso e dai suoi patimenti.

Ho già scritto, e qui lo ribadisco, che prima di arrivare ad amare il Prossimo secondo il precetto, bisogna accorgersi che esiste. 
Aggiungo adesso che per arrivarci bisogna essere disposti a demolire ogni visione egocentrica. 

L'unica strada per ottenere una chiesa davvero "in uscita", come chiedeva incessantemente Papa Francesco, é quella di essere noi stessi cristiani "in uscita", ovvero disposti a riconoscere che il centro dell'universo é fuori da noi.

#PerStrada

Da bambino ho imparato a fare il segno della Croce entrando in chiesa in maniera meccanica, senza nemmeno sapere bene il perché.
Più tardi ho inziato a cercare in ogni chiesa il lume del tabernacolo, dove sono conservate le specie eucaristiche, ed a rivolgermi verso di esso.
Da qualche tempo, però, ho iniziato a segnarmi con la Croce anche per strada. 

Mi capita davanti al povero che vive la sua condizione con dignità e davanti al sofferente che combatte la sua malattia.
Mi capita davanti al bambino che non cede alla malizia e davanti alle azioni di bene spese senza tornaconto.
Mi è capitato nelle sale parto ed anche nelle sale mortuarie.

Succede, come da bambino,  in maniera automatica: non è il frutto di un'elaborazione nè di un giudizio mediato su persone, azioni, fatti o circostanze.
Succede come un'epifania: intravedo - pure da lontano - un lampo di Grazia, e ne sono rapito.
Ed intanto mi accorgo che mi sto segnando con la Croce, per strada.

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo,
ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

#TuttoPerNoi

Questa è una Parola viscida, sdrucciolevole:

Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo

C'è un illustre commentatore che pone l'accento sulla natura comparativa del termine greco misei / odia, sottolineando che qui rivendichi il Tuo primato sulle cose terrene.

Ed un altro che rimarca la necessità di una conversione profonda, di una cesura forte con il proprio passato.

Un altro ancora spiega come sia indispensabile uscire dalla propria 'comfort zone' per mettersi davvero alla Tua sequela.

Sommessamente accosto la mia lettura di fianco alle precedenti.


Sarebbe bello, forse auspicabile, frequentare una Chiesa fatta solo di esistenze risolte, di fulgidi esempi di santità.

Sarebbe bello se il regno dei cieli fosse già tra di noi.

Sarebbe bello, ma non è.

E, seppure fosse, azzardo che allora il Vangelo sarebbe inutile: a chi si rivolgerebbe, in quel caso?


Il Vangelo parla a chi come me vive contrasti e dissapori;  a chi, come me, ha rapporti altalenanti con i propri cari e, talvolta, perfino con se stessi.

Ecco: noi così combinati, noi non santi, prendiamo questo carico di frustrazioni, di amarezze, di rimpianti, di sensi di colpa e mettiamoci alla tua sequela:

Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo


Tutto per noi, lisi e sgualciti, carichi di un bagaglio di ansie e fallimenti, alle prese con il nostro affanno quotidiano: tutto per noi é stato scritto il Vangelo.