#ProspettivaDaRisorto

Per arrivare fino a Tommaso, la notizia della Resurrezione deve affrontare ostacoli apparentemente insormontabili: deve ribaltare l'enorme masso a sigillo del Sepolcro ed eludere il picchetto di guardia; deve riuscire ad entrare, per ben due volte, dove i discepoli si erano asserragliati; infine deve convincere Tommaso della propria veridicità. 

Mi pare di leggere tre categorie che associo alla morte: l'eternità, simboleggiata dalla grossa pietra a "tappare" il sepolcro e dai soldati inviati a presidio; la paura, quella dei discepoli che temono per le loro vite e si chiudono in casa, restandovi anche dopo avere scoperto il Sepolcro vuoto e perfino dopo la Tua prima apparizione, in assenza di Tommaso; infine la logica, quella invocata proprio da Tommaso: perché in fin dei conti la morte appare la strada più credibile. 

Eternità, paura e logica della morte: riprendendo quanto scritto sette giorni fa, sarò capace di vivere da risorto quando riuscirò a ribaltare questa triade preferendo la logica della vita eterna, che non vuoi dire semplicemente "infinita", ma collezione di momenti durevoli, resistenti al tempo.
Quando ci riuscirò, mi accorgeró pure che la paura sarà evaporata, lasciando posto alla gioia.

Amen.

#Afikoman

Afikoman è, nel rituale della Pasqua ebraica , quella porzione del pane spezzato che il capofamiglia nasconde, lasciando ai più piccoli il compito di cercarlo e ritrovarlo alla fine di tutta la  liturgia.
Secondo alcuni si tratta di un trucco pedagogico , una sorta di gioco per tenere viva l'attenzione dei piccoli durante un rituale lungo e ricco di gesti.

C'è un affollamento di persone sulla soglia nelle scritture.
Pietro é sulla soglia del sinedrio: indugia nell'entrare, preoccupato di essere riconosciuto.
Giuda si ferma sulla soglia del tempio, e di là lancia come un proiettile la sua ricompensa verso i sacerdoti all'interno.
Perfino i Giudei restano sulla soglia del Tribunale di Pilato per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 

Noi che siamo sulla soglia tentenniamo, vorremmo ma poi ci tratteniamo, viviamo la nostra condizione con frustrazione ed ipocrisia.
Sarebbe bello per noi ritrovare l'incoscienza e la spensieratezza di quei bambini che cercano l'afikoman: ci aiuterebbe a rompere gli indugi ed a scegliere una parte, la Tua, definitivamente.

#VitaEterna

Che cosa ci faccio ancora avvolto in bende, in questo sepolcro che puzza di morte?
Che cosa aspetto a liberarmi?
Fuori c'è il sole e già germoglia la primavera.

Non ho capito ancora che la Morte è solo la più astuta bugia del Maligno?
Quanta Vita sto mancando di vivere, nell'assillo di farla durare per sempre?
Non è eterna una vita infinita: è eterno, piuttosto, un solo momento di vera gioia.

A me è rivolta la parola:
Lazzaro vieni fuori

Mi insegni la Tua Pasqua a vivere da Risorto tra i vivi.
Alleluja.

#DareVita/DareLaVita

Ha confidato in Dio: lo liberi Lui ora, se gli vuol bene!

Questo ed altro Ti urlano contro quelli che assistono allo spettacolo della Crocifissione, ed i sommi sacerdoti, artefici di quella condanna, in mezzo a loro.

Ancora oggi riecheggia lo stesso grido, a farsi beffe di chi sceglie una vita di Fede, nel senso che ho detto altrove, ovvero di non cedere alla tentazione di ricambiare il male con altro male.

Credo che tutto nasca da un profondo equivoco: quelli supponevano (e suppongono ancora) che Dio serva a liberarci, dal male o da ogni altro inciampo.

Invece a Dio dovremmo avere la forza di chiedere il contrario, ovvero di stringerci a difesa di ciò che abbiamo di più caro, di trattenerci proprio quando vorremmo scappare, di metterci allo scoperto quando vorremmo nasconderci.

Chi da vita, a qualunque cosa, sia pronto pure a dare la vita.

Tu, Crocifisso, sei inchiodato all'Umanità per sempre: e per quanto il cuore del Padre sanguini nel vederTi, guai a noi se Gli fosse venuto in mente di liberarTi.

#DallAltraParte

C'è una storia scritta tra le pieghe della narrazione dell'episodio del cieco nato, che inizia così: 

E lo cacciarono fuori.

Ad essere cacciato fuori é quel tale - nato cieco - che Tu decidi spontaneamente di guarire, senza che lui - o che nessuno per lui - formuli alcuna richiesta.
Pare quasi che Tu voglia deliberatamente infrangere una serie di precetti (di sabato é vietato impastare e spalmare, come Tu fai con il fango che gli applichi sugli occhi e perfino, in generale, guarire) proprio per dare scandalo, per scatenare la discussione tra i Giudei, per generare indignazione nei Farisei di stretta osservanza.

Allora quelli, non riuscendo ad estorcergli in nessun modo indizi per accusarTi, lo cacciano dal sinedrio, ovvero lo scomunicano, che al tempo voleva dire la morte sociale: divieto di partecipare alle assemblee o al commercio, nessun contatto con i familiari, distanziamento di almeno due metri dal prossimo.
Quel tale che ha appena riacquistato la vista, rinuncia praticamente ad ogni altra cosa pur di renderTi testimonianza.
Il che già avrebbe dell'inaudito, ma c'è ancora di più:

Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori e, incontratolo, gli disse:
"Tu credi nel Figlio dell'Uomo?"

Avvicinandolo, deliberatamente contravvieni alle prescrizioni del sinedrio, subito dopo aver infranto almeno un paio di precetti della Legge.

Allora mi rimbomba in testa la domanda:
"Tu credi nel Figlio dell'Uomo?"

Il Figlio dell'Uomo non è un equilibrista, non danza sulle punte.
Il Figlio dell'Uomo non teme le accuse di contraddizione.
Il Figlio dell'Uomo sta dalla parte dell'uomo, appunto, e soprattutto dalla parte di chi è solo, di chi è ultimo o emarginato, senza nessuna paura nè di contaminarsi nè di inguaiarsi.

#DammiDaBere

Dammi da bere

chiedi alla samaritana incontrata in prossimità del pozzo.

Quella sciagurata non te ne darà: piuttosto, dopo una surreale discussione dottrinale, se ne tornerà al suo villaggio lasciandoTi la sua brocca.
"Attingitela da solo, visto che sei di quelli che discreditano la mia gente", pare essere la didascalia di quel gesto.

Dammi da bere

implori, come  una pianta rinsecchita, come un seme che prova ostinatamente a germogliare in un terreno arido.

Eppure in quella donna qualcosa hai messo in moto, se è vero che - magari solo per curiosità - invita i suoi concittadini a venirTi incontro.

E pure in quelli inneschi qualcosa, tanto che alla fine:

dicevano alla donna:
"Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo"


Se è vero -  come credo fermamente - che:

Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa

quanto più abbondante potrebbe essere il raccolto se solo dessi ascolto - sempre e dovunque - a quella richiesta incessante:

Dammi da bere 

#Ascoltatelo

Questi è il mio amato figlio, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo!

Questo dice la voce del Padre a chiusura dell'episodio della Trasfigurazione, il più glorioso passaggio registrato nei Vangeli, nel quale la Tua natura divina emerge prepotente; se l'Incarnazione la fa intravedere senza svelarla, se la Resurrezione lascia perfino tra i Tuoi alcuni scettici, qui non c'è margine d'errore: l'evento è decisamente sovrannaturale.

E allora mi sarei aspettato la scelta di un verbo differente a sigillo di una manifestazione così eclatante di divinità.


Questi è il mio amato figlio, nel quale mi sono compiaciuto: obbeditegli!
D'altronde questa era la consegna di Mosè, che pure appare sul monte: l'obbedienza fedele alla Legge.

Oppure:
Questi è il mio amato figlio, nel quale mi sono compiaciuto: veneratelo!
Venerarlo come si faceva con i patriarchi ed i profeti, soprattutto con Elia, il profeta maggiore nonchè l'altro convenuto sul monte.

Ed invece:
Questi è il mio amato figlio, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo!

Quel verbo esprime la misura di una possibilità, di un'opportunità offerta.

Spericolatamente arrivo a dire che il Vangelo, in essenza, consiste proprio dell'offrire un'alternativa alla Tentazione: andare incontro al Prossimo anziché evitarlo, non ricambiare il torto con il torto, ricucire piuttosto che separare.

Il Tentatore non faccio fatica ad ascoltarlo, non ho bisogno di andare a stanarlo nel deserto come facesti Tu; lui è dentro di me, fa parte della mia stessa natura.
Certamente posso opporre l'obbedienza cieca a dei precetti codificati e condurre così un'esistenza magari buona, santa perfino, ma al costo di mille privazioni e rinunce.
Obbedendo supinamente opterei per una vita di fede probabilmente efficace ma puerile, come il bimbo con il genitore.
Similmente, con la sola venerazione corro il rischio di mettere Dio su un piedistallo: il che può pure funzionare ma probabilmente Dio finirà per avere poco a che fare con la mia vita.

Invece quel verbo potentissimo - ascoltatelo - racconta di un Dio-Uomo; racconta, ovvero, di Te, mio fratello Gesù Cristo, che offri un'alternativa salvifica alla tentazione: quella che hai consegnato nel discorso della montagna e testimoniato nel resto della Tua vita terrena.

Anche nel momento più glorioso, nel momento in cui è più chiara la Tua natura divina, Tu ed il Padre - che siete una cosa sola -  ribadite di voler scendere dai piedistalli, rinunciare ad ogni autorità coercitiva e stare tra gli uomini, in mezzo a loro.

Nel cuore mi germoglia un "Alleluja" che certamente fiorirà a fine Quaresima.

#Intenzioni

É tutto un gioco a condurTi nel brano delle tentazioni, come in una danza: prima Ti conduce lo Spirito, dopo il diavolo. 
É tutto uno spararsi addosso a colpi di Scritture: lui apre il fuoco e Tu rispondi. 

Cosa fa la differenza, dunque?
Cosa distingue un'azione autentica da una mistificatrice? 

Mischio un po' di parabole insieme, mi perdonerai.
Cade lo stesso seme su terreni diversi: su uno germoglia, sull'altro no. 
Arrivo perfino a dire che lo stesso seme, ovvero  la stessa Parola, sullo stesso terreno fertile produce grano o perfino zizzania, come fa il diavolo distorcendo le Scritture.

E allora mi viene in mente il Vangelo di domenica scorsa, meravigliosa chiosa del discorso della montagna:

Non son venuto per abolire, ma per dare compimento

Secondo me é una questione di intenzioni: si possono osservare le Scritture e la Parola come un simulacro, come un soprammobile da spolverare ogni tanto, oppure accettare il rischio di travisarle pur di non lasciarLe lettera morta.
Bisognerebbe amare così tanto la Parola da non aver paura di perderLa, piuttosto che portarLa in giro al guinzaglio.
D'altronde il seme, per germogliare, dovrà pur morire.

Ecco: nella Quaresima che incomincia, piuttosto che fioretti privativi, mi propongo quello di vigilare sulle mie intenzioni.

Cor mundum crea in me, Deus.

#EssereEsempio

E poi, senza soluzione di continuità (sciagurati noi a spezzettare quello stesso discorso!), dopo aver proclamato beati gli afflitti che mantengono un cuore puro, i vessati che non rinunciano ad agire secondo mitezza e misericordia, i perseguitati che scelgono tuttavia di operare per la pace, aggiungi:

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?

Trovo questa similitudine strepitosa, perchè cattura il rischio della progressiva assuefazione al male o di un abbassamento della guardia infinitesimale ma costante e lo paragona alla perdita di sapidità.

Ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?

Se tutti ci assuefacessimo al male, se tutti iniziassimo a rispondere all'afflizione con la cattiva disposizione d'animo, alla persecuzione con l'insurrezione, alla vessazione ricambiando con la stessa moneta, saremmo un'umanità irrecuperabile.
Essere tra quei beati, dunque, investe pure di questa enorme responsabilità: preservare l'attitudine al Bene, in se e negli altri, come la più preziosa risorsa.

E se fossi tentato di obiettare che già la via per quella beatitudine che qui enunci richiede enorme impegno e non necessita di alcun aggravio, dovrei immediatamente pure osservare che la responsabilità a cui chiami non è coercitiva, non essendo prevista alcuna pena in caso di mancanza.

Essa è piuttosto elettiva, nel senso che:

Non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa

A noi aspiranti beati, ovvero tenaci nella Fede, non è richiesto di dare l'esempio: saremo noi stessi esempio, in maniera del tutto naturale.

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

#Manifesto

Qualche volta anche io mi sono accostato alle beatitudini come se fossero una scatola che contiene biglie di vetro, estrandone l'una o l'altra a turno per ammirarle controluce. 
Invece adesso mi accorgo che le beatitudini si tengono per mano, si intrecciano come la trama e l'ordito.

Ci sono due assi principali, due direzioni: i perseguitati, gli afflitti e gli affamati di giustizia da una parte; i puri di cuore, i misericordiosi, gli operatori di pace dall'altra.
E non penso sia un caso che questo discorso avviene dopo l'arresto di Giovanni, quando qualche animo più irruento avrebbe potuto scaldarsi. 

Sulla montagna proclami invece beato chi, pure nella persecuzione, nella vessazione e nell'indigenza è capace di conservare un cuore puro, di operare per la pace e di non rinunciare ad elargire misericordia.

Questo è, in purezza, il nocciolo della Fede cristiana, prima di ogni preghiera recitata in maniera più o meno meccanica,  di ogni devozione a questo o quel santo e di ogni aspettativa ultraterrena (il Regno dei Cieli, al quale pure Ti riferisci, si compie qui ed ora: vale la pena di ricordarlo).

Il discorso della montagna è il manifesto della  nostra Fede: siamo liberi di scegliere altro, ma difficilmente dovremmo dirci cristiani, in quel caso.

#Miscela

Storia di chi scappa da una persecuzione, di chi lascia la sua terra, la sua famiglia ed i suoi amici. 
Storia di pescatori dalle reti vuote, dalle pance vuote, dalle speranze vuote. 
Storia di chi, per necessità o per urgenza, è costretto a mettere da parte una vita e ad inventarsene un'altra.

Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare...
(...)
Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.

Eppure proprio da quella miscela di fuggiaschi e disillusi, potenzialmente nefasta, si genera il primo embrione della Chiesa.

Prego per chi è nelle medesime condizioni, perchè piuttosto che cedere alla rassegnazione ed allo scoramento, continui a cercare incessamente il Prossimo, che è il vero presupposto dell'evangelizzazione.