Eppure il Prossimo, Tu ce lo insegni, non possiamo sceglierlo: è quello che ci capita.
Così oggi Ti trovo seduto alla tavola del fariseo che Ti ha invitato, con gli occhi di tutti i suoi pari puntati addosso.
Certamente, avresti preferito una mensa forse più dimessa ma sicuramente più autentica, magari tra i pubblicani e le prostitute, come altrove ci raccontano i Vangeli.
Ma oggi accetti di sederTi lì, rimanendo saldo nei Tuoi princìpi ma senza esprimere giudizi di condanna o dure reprimende.
Piuttosto leggo tra le righe una correzione fraterna, quasi un incoraggiamento: "la prossima volta fate meglio di così: invitate gli ultimi, lasciate loro i primi posti senza azzuffarvi tra di voi" mi permetto di parafrasare.
In fin dei conti, non solo gli ultimi vanno salvati, ma anche i primi: e pare che per loro sia persino più difficile, secondo la metafora del cammello e dell'ago.
Per questo contemplo meravigliato lo sforzo che compi oggi di sederTi a quella tavola che non ti appartiene - la tavola di primi - chiedendomi se ed in quante occasioni io sia stato capace di fare altrettanto.