Esiste "ammore", il sostantivo rafforzato dalla doppia "m", oppure ci si arrangia con "vulè bbene", "assaje" eventualmente.
Ma a quell'azione non corrisponde un termine appropriato, probabilmente perché all'ombra del Vesuvio l'amore si dimostra, non si dice.
Eppure questa misura altissima è quella che hai comandato, per di più nei confronti del Prossimo, colui che ci capita di fianco per scelta o per accidente.
Se il compito pare - ed in effetti lo è - arduo ed impegnativo, esiste una palestra, un esercizio utile ad allenare i muscoli, quelli cardiaci principalmente.
C'era un uomo ricco(...)
Un mendicante, di nome Lazzaro,
giaceva alla sua porta(...)
La condanna del ricco prescinde dal non aver aiutato il povero, materialmente o spiritualmente.
Il problema è che il ricco non se n'era proprio accorto, probabilmente neppure ne conosceva il nome, tanto che Luca è costretto a specificarlo.
Questo può essere un buon esercizio, per prenderci la mano: accorgersene.
Accorgersi del Prossimo, chiedergli come si chiama, magari se si può fare qualcosa per aiutarlo a vivere meglio.
Non è ancora amarlo, ma è un buon punto di partenza.
Accorgersi del Prossimo, chiedergli come si chiama, magari se si può fare qualcosa per aiutarlo a vivere meglio.
Non è ancora amarlo, ma è un buon punto di partenza.