Natale - #figlioDell'Uomo

Un figlio è lo strumento di misura più accurato dei propri limiti e delle proprie miserie: chi non ne ha, difficilmente arriverà ad esplorare il fondo dei propri abissi.

Il rovescio della medaglia è che un figlio è - o dovrebbe essere - anche il più potente incentivo a migliorarsi, colmando le proprie mancanze e guardando avanti nonostante i propri errori.
(...sì, questo post fiorisce su di una montagna di autocritica...)

Tutta la Tua predicazione, ed ancora prima la Tua scelta di IncarnarTi, hanno per presupposto la cocciuta convinzione che l'Umanità intenda migliorarsi.
La riproduzione presepiale della scena di Betlemme porta con sé in ogni casa l'annuncio:

Oggi è nato per voi un Salvatore

e reca in filigrana la domanda: sei disposto a migliorarti per essere degno di ricevere il Dio Figlio?

A chi non si abbatte nonostante i tempi difficili;
A chi riconosce i propri errori, ma trova la forza di superarli;
A chi accetta le proprie miserie, ma non per questo smette di combatterle

I miei auguri di Buon Natale 2020

Avvento 4 - #figlioDiDio

Di Te il Padre si compiace, prima ancora della Passione, prima ancora dell'inizio della Tua predicazione.
Lui Ti guarda, in Te si riconosce ed il Suo cuore gioisce.

E cosa riconosce?
Se il Padre, come ho scritto spesso, é superlativo di Alleanza, Tu sei lo strumento che rende l'Alleanza eterna.
Tu, sceso in terra per risalire in cielo, sei il filo che ricuce la Creazione, indissolubilmente.

Ecco mio figlio, l'amato
esclama il Padre mentre Giovanni Ti battezza, all'inizio della Tua vita pubblica.

Donna ecco tuo figlio
metti a conclusione della Passione, affidando il discepolo che ami - e l'umanità tutta - a tua madre e rendendoci di fatto Tuoi fratelli.

Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini...

Questo è un tratto inconfondibile del Padre, come un lineamento: la volontà di compromettersi, fino a rinunciare alla propria natura, pur di stare con l'uomo.
Il superlativo di Alleanza, appunto.

Avvento 3 - #figlioDiDavide

"Figlio di Davide" é un titolo ambiguo, dal sapore fortemente politico.
Da qualche parte nel suo cuore, chi Ti rivolge quell'appellativo coltiva la speranza che sia Tu a riportare la nazione di Israele ai fasti passati.

Di Davide essi colgono principalmente il potere regale.
A me, invece, salta subito agli occhi la sua istintività, una sorta di filo conduttore che attraversa tutta la sua esistenza.

Mentre Golia, il campione dei filistei, il gigante bardato di tutto punto, sta ancora uscendo dall'accampamento, Davide si propone come suo sfidante e mentre lo sta dicendo, pesca con la mano una pietra dalla bisaccia; poi nemmeno fa in tempo a chiedersi se basterà una pietra ad abbattere quel colosso, che intanto l'ha già scagliata e, formidabilmente, é riuscito nel suo intento.

Similmente accadrà purtroppo pure con Betsabea: non farà in tempo a frenarsi che già l'avrà concupita.

Quando vedi i mercanti nel tempio non lasci spazio alla diplomazia, non provi nemmeno con una reprimenda, ma immediatamente ne rovesci i banchi.
É uno spartiacque per la folla che Ti osannava poco prima e che Ti vuole crocifisso poco dopo.

Non fossi stato realmente figlio di Davide, non ne avessi ereditato l'istintività, Ti saresti salvato probabilmente la vita, complicando notevolmente la nostra.

Avvento 2 - #figlioDiMaria

A dirla tutta, Gabriele si é scelto la parte migliore della storia e racconta a Tua madre solo metà dell'Annunciazione, quella limpida e gloriosa.

Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 
e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.

Questo deve aver semplificato la scelta di Tua madre.
La parte spinosa la lascia a Simeone:

Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima

L'avesse raccontata tutta la storia, Gabriele... Tua madre avrebbe risposto con lo stesso slancio?

Chi é genitore non può avere dubbi: si, tutta la vita.
Anche un solo sorriso, anche un solo vagito valgono il prezzo della presenza - dolorosissima - ai piedi della Croce.

A Tua madre ci rivolgiamo con un'infinità di titoli, ognuno dei quali ne esalta una virtù: a ciascuno di essi attingi succhiando il latte materno, ma con particolare voracità devi aver assunto quello di "Virgo Fidelis", fedele fino all'ultima ora, fino ai piedi della Croce.

E Tu, che sei Dio madre, sei ugualmente fedele con l'Umanità che ti é figlia e sorella.

Avvento 1 - #figlioDelFalegname

Figlio del falegname, figlio di Maria, figlio di Davide, figlio di Dio, figlio dell'uomo.

I Tuoi contemporanei per descriverTi hanno usato frequentissimamente la strada dell'estrazione familiare: di qui a Natale provo a seguire questa traccia per vedere se riesco a capirne di più sul Tuo conto.

Non é costui il figlio del falegname?

si chiedono i presenti nella Sinagoga in cui Tu prendi la Parola di sabato.

Tu sei figlio del falegname, lo riconoscono tutti: il fatto che non ne abbia il DNA é un accidente del tutto marginale.

Devi manifestare in modo evidente l'operosità e la cocciutaggine del falegname, la fisicità, la propensione alla concretezza.
"Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore é lontano da me" rinfacci, citando Isaia,  ai cultori dei precetti.

Come Giuseppe, devi avere spalle larghe e propensione a farti carico di situazioni complesse, al limite dell'impossibile.
Forte anche del suo esempio, non Ti tirerai indietro prima dell'arresto nel Getsemani.

Ma più di tutto sei #figlioDelFalegname proprio quando Ti alzi in Sinagoga e inizi a spiegare le Scritture, infischiandotene delle prassi consolidate e delle classi sociali di rispettiva appartenenza: l'urgenza del compito che hai da svolgere non ammette indugi o equilibrismi.
Giuseppe é stato certamente orgoglioso di Te.

#IusNonSoli

Il commento più ricorrente alla notizia dello sbarco di 16 (S E D I C I) migranti sulle coste della penisola sorrentina é stato: "...e se ne arrivano altri???".
Oltre questo, una lunga serie di non riferibili.

Non ci chiederai nell'ultimo giorno se avremo salvato il mondo - già ci hai pensato Tu - né se avremo realizzato scoperte fantascientifiche, né se ci saremo spesi per favorire le relazioni internazionali tra paesi ricchi e poveri.

Ci chiederai se ci siamo interessati ai bisogni primari del nostro Prossimo.

Avevo fame... avevo sete... 
ero forestiero... ero nudo... 
ero malato... ero carcerato...

"E se ne arriveranno altri?"
Gli chiederemo se hanno fame e se hanno sete; li cureremo se saranno malati e li vestiremo se saranno nudi.
Li ospiteremo, come già facciamo con persone più o meno facoltose, più o meno rispettabili, di ogni parte del mondo.

Soprattutto non sfuggiremo alla loro ricerca di prossimità: la solitudine sarebbe la sconfitta peggiore per tutti.

Prima di schierarci pro o contro la cittadinanza per diritto non di sangue ma di residenza - il cosiddetto "Ius Soli" - dovremmo riconoscere il diritto universale a non essere lasciati soli, che propongo di chiamare #iusNonSoli.

#GenerazioneTalent

Confesso la mia predilezione totale per la parabola dei talenti, un'autentica esortazione all'azione piuttosto che alla vita contemplativa o alla sola remissione all'aiuto divino.

Stavolta però la risvolto come un calzino e mi metto dalla parte di quel servo che vede il padrone distribuire quelle misure d'argento in base alla stima che ha nei suoi servitori.
E vede, quello sciagurato, assegnare cinque talenti ad uno e due ad un altro.

Allora si reca dal padrone carico di aspettative, ma ritorna con un solo talento tra le mani.

Cosa avrei fatto al posto suo?
Come reagisco quando mi sembra di essere sottovalutato o quando non vedo traccia di meritocrazia?
Non sotterro anche io, con lo stesso disincanto, il mio talento allo stesso modo?

Prego per me, per la generazione alla quale appartengo ed ancora di più per le generazioni seguenti, che valgono ben più del solo talento che gli viene oggi assegnato.

Prego che sempre, anche di fronte all'ingiustizia più palese, rifuggiamo dalla tentazione di sotterrare il talento, perché in questo modo la nostra condanna ce la scriviamo da soli.

#AttenderePrego

Quanto tempo si è disposti ad attendere la persona amata?

Quanto tempo si sceglie di dedicare a un figlio che richiede attenzioni?

Quanto tempo occorre per completare qualcosa che ci sta veramente a cuore?


La risposta è la medesima: tutto quello che sarà necessario.

Se la risposta fosse diversa toccherebbe interrogarsi sulla profondità di quegli interessi.


Delle dieci donne chiamate ad attendere lo sposo che arriva, cinque non si preoccupano dell'olio per le lampade.

La loro è un'attesa con un termine prefissato, l'oscurità: "Se non arriva entro quell'ora vado via", avranno pensato.


Anche io, come loro, inciampo di continuo in questo inganno: nel porre un limite temporale alla Tua attesa, nel circoscrivere il tempo che sono disposto a dedicarTi.

Eppure sono solo due i comandamenti, ed il primo dice:

Amerai il Signore Dio Tuo, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente.

Se amassi così, attenderei in eterno.

Di #AttenderePrego.

#IlFioreDelCappero

Segue qualche altra annotazione a pié della pagina delle Beatitudini, sperando di averne colto lo spirito autentico che non mi pare di comandamento - "siate miti", "siate afflitti", "siate perseguitati" - ma piuttosto di incitamento a chi é vessato alla Speranza.

Beati gli ammalati, perché daranno nuovo valore alla vita.
Beati i medici e gli infermieri, perché sperimentano ogni giorno la Tenerezza.
Beati coloro che sono privati di ogni aiuto, perché saranno soccorsi nei modi più impensati.
Beati i mortificati nel loro lavoro, perché la loro dedizione risplende chiara.
Beati coloro che sono costretti a chiudere, perché troveranno altre strade ed altre forme per offrire il loro servizio.

Beato chi sa che anche in tempi accidentati come questi il Bene esiste, il Bene resiste, e germoglierà di nuovo, come il seme del cappero tra le fessure di un muro.

#Amerai

Amerai.

Con questo solo verbo sintetizzi a chi te lo chiede tutto l'Antico Testamento.

Amerai il Signore... 
amerai il prossimo.

E sì che il tempo futuro ha un uso ben specifico in quelle pagine, diverso dalla lingua corrente: lì il futuro assume valore di sentenza, indica ciò che certamente accadrà, pur non svelandone necessariamente né il giorno né l'ora.

Quando dunque ciascuno di noi amerá Dio?
Quando, di conseguenza, amerà il prossimo?

Ameró davanti a un tramonto, nella quiete del bosco, al cospetto del mare in tempesta.
Ameró più facilmente a pancia piena, più disperatamente a pancia vuota.
Ameró guardando mia figlia negli occhi, godendo del lavoro delle mie mani.

E se non sarò stato capace di amare prima, ameró allora certamente, perché di una certezza abbiamo detto che si tratta, nell'ultimo giorno, quando tutta la vita si presenterà ai miei occhi, e proverò la gioia di averla vissuta.



#tributo

"Di chi è questa immagine e l'iscrizione?"

chiedi, mostrando una moneta romana, a quelli che volevano trascinarTi nella polemica sul tributo dovuto all'impero.

E così farai anche della mia vita: alla fine, la rigirerai tra le tue mani e chiederai:

"Di chi è questa immagine e l'iscrizione?"


Non cosa ci sia scritto, si badi bene, ma di chi sia l'iscrizione.

Se ho lasciato che l'iscrizione sulla mia vita l'abbia posta il dio denaro, se l'effige sarà quella del carrierismo, del dio lavoro allora io e Te non avremo avuto e non avremo più nulla a che fare.

Se, pur senza rinunciare all'ambizione legittima di migliorare la mia posizione sociale, sulla mia vita resterà ben impressa la Croce e la mano artefice dell'iscrizione sarà sempre quella di Chi spezza il pane per i suoi fratelli, allora potrò dire che la mia vita sarà #tributo a Te.

#oltreLaReattività

... ma è poi davvero tutta questione di reattività?
Una pronta risposta alla Tua chiamata basta da sola? Salva?
Non dico che non sia necessaria; mi chiedo se sia sufficiente.

La risposta la trovo nella parabola delle nozze del figlio del re, riportata in Matteo.
A quelle nozze gli invitati danno buca; allora il re, irritato, manda a chiamare gente per strada, e quelli partecipano.
Ma la parabola non é ancora finita.

Succede che il re, durante le nozze, scorge un invitato senza abito nuziale.

Allora il re ordinò ai servi:
legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre...

É facile obiettare quel tale era stato racimolato per strada su ordine del re, che non poteva certo aspettarsi che quegli stesse a spasso con un abito prezioso.
Credo in realtà che quello che davvero faccia stizzire così tanto il re sia non la qualità dell'abbigliamento, ma la dimostrazione di una scarsa attenzione verso l'evento: una sorta di palese partecipazione a scrocco.

Alla reattività alla chiamata devo aggiungere allora anche la perseveranza nell'interesse verso ciò a cui si é chiamati, dal momento che:

molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti

Sempre più mi convinco che #perseverareècattolico

#distacco

Preghiera per quelli che fanno da soli.
Preghiera per gli sfiduciati nel prossimo.
Preghiera per me.

Preghiera di esercizio al #distacco.

Perché, come il padrone di quella vigna, dopo averla piantata e circondata di una siepe, dopo avervi scavato un tino e costruito una torre, siamo ancora disposti a correre il rischio di affidarla ad altri, anche a costo di rimetterci tutto - T U T T O!

Non c'è nessuno che abbia lasciato casa (...) o campi a causa mia e a causa del vangelo,
che non riceva già al presente cento volte tanto


#reattività

La chiesa di San Luigi dei Francesi dista un centinaio di metri da quella di Sant'Agostino.

Le due ospitano - tra le altre opere - due capolavori di Caravaggio: la Vocazione di San Matteo é nella prima, la Madonna dei pellegrini nella seconda.

La Vocazione rispetta il termine alla lettera: mentre Tu, in piedi, lo chiami indicandolo a braccio teso, mentre la luce naturale e quella dipinta si mescolano magistralmente illuminando il discepolo, mentre tutti gli altri figuranti assistono sbalorditi, Matteo, intento nel suo lavoro di pubblicano, ovvero esattore delle tasse, continua a contare denari a capo chino.

La Madonna dei pellegrini é perfino più esplicita e scabrosa: Maria é ritratta sull'uscio, come una donna di strada; la modella scelta per l'opera era una nota prostituta della zona, e la prima realizzazione dell'opera fu rifiutata perché scandalosa.

Subito prima che Ti facessero arrestare, apostrofi così i sacerdoti e gli anziani, rei di non aver dato ascolto al Battista:
...i pubblicani e le prostitute vi precedono nel Regno dei cieli...

Che cos'è, dunque?
Una specie di gara podistica?
Una competizione in cui siamo l'uno contro l'altro?
A me basterebbe esserci, nel Regno, in qualunque posizione.

Non credo che Tu ne faccia un questione di classifica, infatti.
Credo piuttosto che si parli del fatto che la Grazia passa nella vita di tutti, solo che alcuni sono più pronti di altri ad accoglierLa.

Proprio come nei quadri di Caravaggio...


#equoCompenso

A che servono queste righe che settimanalmente annoto?
A chi servono?

Non sono che una glossa minuscola a pedice di millenni di pensiero teologico.
Sono nano sulle spalle di menti giganti con le quali non azzardo minimamente il confronto.

Più in generale, a che serve quel poco di bene che faccio, se non basterà da solo a salvare il mondo?
A che giova il suo misero contributo, che resta imparagonabile rispetto a quello dei grandi Santi?

Eppure il padrone della vigna esce a cercare operai per tutta la giornata, fino alle cinque del pomeriggio.
Mi viene perfino il dubbio che chiami a prescindere dalla necessità di forza lavoro.

E poi fa una cosa inspiegabile: corrisponde a tutti lo stesso salario.
Un denaro saremo pagati, io e tutti quelli che avranno risposto, inclusi Sant'Agostino e San Francesco, San Tommaso e madre Teresa.

Un denaro non per la qualità del servizio reso, ma per il solo fatto di aver risposto alla chiamata.

#NonQuantoMaCome

Quante volte, chiede Pietro, mettendosi in cima alla lista di tutti i confessori che formuleranno questa stessa domanda nei secoli seguenti.

Quante volte dovrò perdonare mio fratello, esigendo un numero come risposta: una... forse due... perfino sette, azzarda.

É fuori strada.
Non è il quanto, ma il come.

Gli racconti la parabola del re creditore di diecimila talenti, una fortuna spropositata, oltre 30 tonnellate di argento.
Impietosito dal servo debitore, condona tutta la cifra.
Non spalma il debito, non rinegozia: azzera.

Quello stesso debitore, per un credito un milione di volte inferiore, si rende invece aguzzino.

Non é il quanto, ma il come si perdona.
Se scelgo di restare con la guardia alta verso il prossimo, o se strappo una pagina e ne scrivo di nuove.

Rimetti a noi i nostri debiti COME noi li rimettiamo si nostri debitori...


#Prossimità

Il Tuo deve essere un contagio che si trasmette per #prossimità.

Non sembri questa un'annotazione banale, non lo è.

Esistono persone capaci per tutta la vita di rapporti superficiali, sottraendosi in questo modo sistematicamente alla relazione di vera prossimità.
A prima vista costoro non infrangono il tuo comandamento: Ama il prossimo tuo, prevenendo a monte ogni occasione di contatto.

Questo comportamento però, pur inattaccabile sul piano dottrinale, li priva di fatto di ogni possibilità di fare esperienza diretta di Te.

Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.

Superficiali con il prossimo, finiscono per esserlo anche con Dio: la fede in questo modo si trasforma in una misera questione di precetto.
Abbi pietà di loro.

#sulleCoseUltime

Non ci credo al giudizio universale, alla venuta nella Gloria con angeli e cherubini a fare da gendarmi.

Credo che un giorno Ti volterai e conterai quelli alla Tua sequela.
E, di quelli, chiamerai coloro che portano con sé la propria croce, non importa quanto grande o pesante.

Si, andrà così.

Chi vuol venire dietro di me, prenda la sua croce e mi segua

A zio Sergio.

#dubbi

Conosco persone capaci di sfuggire all'autocritica per una vita intera, arroccandosi nella loro proiezione di comodo della realtà.

Non so se compatire o invidiare le loro certezze dai piedi di argilla.

Perfino Tu hai vacillato, o quantomeno hai avuto bisogno di un momento di conforto.


Scrive Matteo:

Gesù chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'Uomo?"

"Figlio dell'Uomo" è l'espressione criptica per antonomasia nei Vangeli: è stata analizzata dai migliori esegeti, ognuno dei quali ha formulato la sua ipotesi.

Io mi limito ad annotare che ha la solennità e l'importanza di un ruolo di grande gloria e potenza, come si intuisce dall'elenco di candidati riferito dai discepoli...

Risposero: "Alcuni Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti"


Pausa.

Sospiro.

Lieve incrinazione nella voce.

(... lo so che queste cose le metto io, ma mi pare di leggerle...)


Disse loro: "E voi, chi dite che io sia?"

Credono i discepoli che Tu sia all'altezza di quel ruolo?

Credono loro, i Tuoi, in Te?

Dalla risposta - che darà Pietro - dipende la Storia, per come la conosciamo.

Se risponde: "Un grande guaritore!" o "Un predicatore autorevole!" li mandi a casa e finisce tutto lì.


Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!"

Respiro enorme ed occhi lucidi.

Pietro sarà ondivago e addirittura Ti rinnegherà nella notte dell'arresto, ma per questa sola risposta merita di essere il primo degli apostoli.

Questa risposta è la pietra angolare della Chiesa.


Beato te, Simone figlio di Giona,

perchè nè la carne nè il sangue te l'hanno rivelato,

ma il Padre mio che è nei cieli.

Ed io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa...

#HicSuntLeones

Diró al mio amico sacerdote che la sua spiegazione sul nesso tra il peccato originale ed il battesimo non mi ha convinto.

Condivido che il peccato originale sia in realtà la separazione dell'Uomo da Dio, magistralmente raccontata per la prima volta in quel romanzo di formazione che è Genesi.

Ed ho già scritto che quella separazione l'hai ricucita Tu per sempre con la Croce.

Solo che circoscrivere la remissione del peccato originale ai soli battezzati mi pare limitativo.

"Hic sunt leones" - qui ci sono i leoni -scrivevano i romani ai bordi della loro cartografia, dove nessuno doveva avventurarsi.

Succede invece che Tu ti avventuri a Tiro e Sidone, periferia della Galilea, a sua volta periferia della Giudea, che per gli ebrei era la periferia di Gerusalemme.
E succede che lì una donna - neppure del posto, ma una forestiera cananea - ti chieda insistentemente una guarigione.
Con consumata teatralità, prima blandamente gliela neghi per poi esclamare:

Donna, davvero grande è la tua fede!
Ti sia fatto come desideri.

La Croce non é un affare per soli cristiani, né per la sola umanità: la Croce riguarda tutto il creato.
E, parafrasando San Paolo, neanche i leoni ci separeranno da quell'Amore.

#ncasá

Dal napoletano non so tradurre con precisione il verbo " 'ncasá ".
Si tratta di un'azione di costrizione, di accatastamento a viva forza che non credo abbia un termine corrispondente in italiano.
Ho più fortuna col greco, dal quale evidentemente deriva.

Subito dopo Gesù costrinse (enankasen) i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva.

"Subito dopo" la moltiplicazione, quando le oltre 5000 persone erano ancora in visibilio - addirittura volevano farTi re, é scritto altrove - prendi i discepoli e, a viva forza, li spedisci altrove.
Per di più indirizzi verso la tempesta loro che, essendo per lo più pescatori, conoscevano benissimo la minaccia a cui andavano incontro.

Chi è in cerca di divinità accomodanti, che spianino il terreno, stendano il tappeto e cospargano di fiori la strada, è pregato di rivolgersi altrove.

Chi vuol venire dietro di me, prenda la sua croce e mi segua.

#sideeffects

Matteo 14 pare Baricco.
Comincia al presente, con Erode che si rammarica della fama che hai raggiunto, al punto da sostenere che Tu sia il Battista risorto.

Segue un lunghissimo flashback, in cui Matteo narra di come Erode avesse fatto catturare Giovanni, ma non lo volesse uccidere per paura della reazione dei suoi seguaci.
E di come vi fosse stato alla fine costretto, punto nell'orgoglio virile dalla figlia della sua concubina, la quale intendeva vendicarsi di Giovanni che pubblicamente avversava la sua unione con Erode.

(Qui mi fermo un attimo mentre metto a fuoco lo schizzo di sangue rubino che parte dalla parete e mi finisce addosso, la figura di Giovanni costretto al suolo dal boia con una mano, mentre con l'altra gli affonda il coltellino - detto "Misericordia" - nella gola, gli altri figuranti del quadro, il resto della buia sacrestia del Duomo di la Valletta e, a guardare bene, perfino la firma di Caravaggio.
E registro Giovanni così, ad irrigare il terreno dal collo come un bue).

Matteo continua e racconta che i discepoli di Giovanni vennero a riferirTi dell'accaduto e Tu decidesti di ritirarTi in disparte; e che, mentre Ti spostavi, la folla orfana di Giovanni - proprio quella folla di cui Erode temeva la reazione scomposta - iniziò a seguirTi.
Allora Tu, toccato nella Misericordia, rinviata l'idea del ritiro, Ti dedicasti a loro, guarendo i malati e perfino moltiplicando per loro pani e pesci.

Pausa.

Credo che Matteo, col suo modo strano di raccontare, alla fine voglia dire questo: Erode ha sortito l'effetto contrario.
Il sangue versato di Giovanni è stato il viatico per la moltiplicazione dei pani e dei pesci: probabilmente davanti a un numero ristretto di persone non avresTi moltiplicato, o comunque avresti ottenuto un risultato di minore impatto che davanti a quegli oltre 5000 che Ti mossero a Misericordia.
In qualche modo è come se Matteo ci dicesse che la moltiplicazione è la Tua risposta alla decapitazione del Battista, è il momento in cui decidi di farTi avanti, costi quel che costi.

Egli deve crescere, io devo diminuire

diceva il Battista riferendosi a Te, mentre era ancora in vita.
L'azione sciagurata di Erode è stata l'occasione perfetta, benché cruenta, per raggiungere quello scopo.
L'irrigazione prodotta con quel sangue porterà enorme frutto.

#Rischiatutto

"Cosa sei disposto a perdere?" chiede Lorenzo Jovanotti a chi ha appena reso questa dichiarazione altissima: "mi fido di te".

Un tale trova un tesoro in un campo.
E allora fa una cosa illogica: anziché farne man bassa

...va, pieno di Gioia,vende tutti i suoi averi, e compra quel campo.

Un mercante, invece, trovata una perla di grande valore, rischiando la bancarotta

... va, vende tutti i suoi averi, e la compra.

"Cosa sei disposto a perdere?" chiede Lorenzo .

Meno che "tutto", non può dirsi di Amore.

#scavare

Leggo, e trovo tre modi diversi di scavare.

Scava con invidia, per procurare danno, l'avversario di quel padrone che aveva seminato il campo a grano, mentre lo infesta con la zizzania.

Scava per timore, per trarsi d'impaccio, quel servo che vuole nascondere il solo talento ricevuto dal padrone in partenza, in modo da poterglielo rendere al ritorno.

Scava con fede monumentale il seminatore che dispone di un solo granello di senape, eppure lo sotterra quasi intravedendo l'albero frondoso che poi davvero ne germoglierà.

Auguro anche a me, nel gesto ricorrente di sotterrare cose e talvolta - purtroppo -persone, di farlo libero dall'astio e dalla paura di perdere e certo di godere i frutti di quella semina.

#InPerdita

E' un'estate che tarda dalle mie parti, dalle strade desolatamente semivuote, dai bar che chiudono insolitamente presto per mancanza di clienti, dai ristoranti con troppi, troppi tavoli apparecchiati per nessuno.

Tutti - ma davvero TUTTI - quelli che lavorano a vario titolo con il comparto turistico, grande assente di questa prima stagione post-epidemia, fanno i conti quotidianamente per capire se convenga o meno restare aperti, o almeno se occorra rimodulare i propri servizi per far si che il gioco valga la candela.

Dopo mesi di lockdown sono in pochi a potersi permettere di lavorare #InPerdita.

Mi è saltata agli occhi e al cuore la storia di quell'operaio sciagurato, che si sceglie per prodotto un seme difficile, che richiede una terra particolarmente adatta per un rendimento ordinario, che vari da 30 a 60 volte la semina.
E l'operaio è così sciatto - o così ottimista - da spargere il seme ovunque gli capiti: sulla strada, sulle rocce e tra i rovi.

Eppure, da qualche parte, come a ripagare l'ottimismo ed a scongiurare il rischio del lavoro #InPerdita, e forse proprio in virtù di questi due presupposti, succede che la raccolta è sovrabbondante.

Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta.

Che è quello che auguro a seminatori scarsi come me ed anche a chi oggi, pur correndo il rischio di finire #InPerdita, sceglie di lavorare.

#Archimede

Non ne faccio solo una questione di mera logica: il problema è principalmente semantico.

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi...

La ricetta che proponi a quelli che sono già affaticati ed oppressi è di farsi carico anche del Tuo giogo.
Una sorta di aggravio della pena, si direbbe in termini giuridici.

E in cosa consiste il Tuo "giogo", di cui dovremmo farci ulteriormente carico?
Dell'Amore incondizionato verso il Prossimo, secondo il Tuo comandamento.
Non certo un incarico - anzi un carico, a questo punto - da poco.

A meno che...
A meno che il Tuo giogo, in qualche misura,  non produca una spinta di sollevamento piuttosto che un aggravio.
A meno che amando il Prossimo l'affaticamento sia blandito ed il senso di oppressione si riduca (ed in effetti mi capita molto spesso che proprio quelle due sensazioni, oppressione ed affaticamento, coincidano con la maldisposizione verso qualcuno, senza più poter distinguere tra di esse quale sia la causa e quale l'effetto).

Come per il noto principio, immergendo gli affanni quotidiani nell'esercizio del Tuo comandamento si riceve una spinta dal basso verso l'alto che consente il galleggiamento nonostante la zavorra.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.

#utilitaristico

"...e chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca (...) non perderà la sua ricompensa..."

Finalmente lo dici, chiaro e tondo: la vita di Fede è un rapporto #utilitaristico.
Faccio del Bene al Prossimo in funzione della ricompensa che ne scaturisce.
Anzi, arrivo a dire: faccio quel Bene dal quale traggo la massima ricompensa.
"Ricompensa": la evochi per tre volte in quel versetto e nel precedente: più chiaro di così...

Un'altra parola ripeti tre volte nello stesso passo: degno.

Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me;
e chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me.
Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me.

C'è un'altra lettura possibile.
La ricompensa l'avremo tutti, in maniera largamente sovrabbondante rispetto al Bene che faremo.
A noi il compito di renderci - con le opere - degni di una ricompensa così alta, di un Amore così totale.

Toh, guarda cosa dici ad inizio di quello stesso capitolo:
L'operaio è degno della sua ricompensa.

#savonarola

Non ce l'ho col metodo scientifico, figurarsi.
Mi ritengo uomo di scienza, se non altro per la mia formazione.

Ce l'ho con chi ha un approccio fideistico verso il progresso scientifico.
Come se il progresso fosse automaticamente volto al bene; eppure esistono armi di distruzione di massa e meccanismi capaci di avvelenare il pianeta. 

Ce l'ho con gli adoratori della scienza come un Moloch; eppure non esiste un sistema certo per dare un figlio a una coppia che lo cerca.
O per prevedere esattamente eventi banali, come la caduta di una foglia da quell'albero o come si mescoleranno caffé e latte in questa tazza mentre giro il cucchiaino.

O contare esattamente i capelli che ho sul capo.
Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati.

Non c'è ragione per ritenere più sensato adorare la scienza piuttosto che un'altra divinità.

#contagio

A Tommaso serve toccare la carne, impiastricciarsi le dita nel sangue.
Ai due di Emmaus, che non erano nemmeno tra i dodici del cenacolo, basta un gesto, lo spezzare del pane.

La carne ed il pane sono gli strumenti attraverso i quali manifesti la Resurrezione.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.

Prima che del Coronavirus, l'Eucarestia può produrre #contagio di Resurrezione.

#SalviTutti

Ricomincio dalle basi.

"Nel nome del Padre..."
Qual è il nome del Padre?
E' quello rivelato a Mosè sul Sinai, il superlativo di alleanza:
Sarò quel che sarò!

"... e del Figlio ..."
Qual è il nome Tuo, Figlio?
Lo chiamerai Gesù (Dio-Salva), annuncia l'Angelo a Tua Madre.

"Dio-Salva": questo messaggio è così urgente che devi recarlo impresso nel nome, in modo che chiunque pronunzi o si segni nel Tuo nome, lo tenga ben presente.

"...e dello Spirito Santo."
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito,
che rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità.

Paraclito, ovvero l'avvocato, il consolatore: qualcuno chiamato a farsi carico delle nostre miserie ed a difenderle agli occhi del Padre.


Nel nome del Padre, che è superlativo di alleanza, e del Figlio, che è Dio-Salva, e dello Spirito Santo, che è Paraclito: chi si segna in questo modo, quale paura può avere di essere condannato?

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo,
ma perchè il mondo si salvi per mezzo di Lui.

#BuonaDomenica

Da un po' di tempo ho ripreso ad ascoltare Venditti.
Che grande brano, "Buona domenica": una domenica inutile, "passata in casa ad aspettare", a sciuparne il tempo.
"Ciao, ciao domenica, madonna non finisce mai..."

Nel giorno dopo il sabato Maria Maddalena si recò al sepolcro di buon mattino.

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!»

Il giorno "più memorabile" della storia dell'Umanità è una domenica.

Ma non è una domenica così come la intendiamo oggi; sarebbe diventata tale solo a partire da quel giorno.
Fu una domenica alla maniera ebraica: il primo giorno della settimana lavorativa, quello successivo al Sabato, che andava santificato secondo il comandamento.
Fu quello che per noi è un qualunque giorno feriale, un lunedì.
Anzi, peggio di così, perchè fu il giorno dopo la Pasqua ebraica, la festa più importante dell'anno.

In questo concentrato di ordinarietà e di inedia, in quello che oggi chiameremmo probabilmente #BlueMonday, accadono due avvenimenti essenziali per chi si professa cristiano: Ti mostri per la prima volta da Risorto e consegni lo Spirito Santo ai discepoli.
Di più un credente non potrebbe chiedere.

E siccome lo Spirito non è mai stato revocato, allora ogni giorno ed ogni istante a partire da quello sono da santificare.
Compresi quelli - anzi soprattutto quelli - che vivo con tutta l'apatia e l'insofferenza cantate da Venditti.

#epilogo

Questo è l'epilogo, siamo ai saluti.
Il Tuo passaggio terreno finisce qui.

Hai fatto prodigi, miracoli, guarigioni.
Hai resuscitato Lazzaro che già iniziava a putrefarsi.
Hai predicato con grande autorità, hai mobilitato folle festanti e folle accecate dall'odio.
Sei stato crocifisso, trafitto al costato, deposto dalla Croce.
Sei uscito dal Sepolcro, Ti sei mostrato agli Undici, gli hai perfino fatto toccare la Tua carne.
Gli hai dato quest'ultimo appuntamento in Galilea.

Quando lo videro gli si prostrarono innanzi;
alcuni di loro però dubitavano.

In molti passi dei Vangeli - al confine tra empatia e veggenza - leggi nei cuori dei discepoli: alle volte li esorti, altre li rimproveri.
Quest'ultima volta tiri dritto e fondi su di loro la Chiesa.

Andate ed ammaestrate tutte le nazioni...

Investi quegli Undici del compito di essere prìncipi (e principii) dalla Chiesa mentre stanno così, oscillanti tra l'adorazione e la perplessità.

Ancora una volta - un'ultima, definitiva volta - ti chini sull'Umanità e la scegli, andando oltre la nostra innata, cocciuta, reiterata mutevolezza d'animo.  

#vivi

Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più...

Così è pure per me adesso: non Ti vedo più.
Ci hai lasciati soli, in balia del virus.
I sorrisi sono mutilati dalle mascherine, gli abbracci sono proibiti.
Chi, a fatica, sbarca il lunario, lo fa sentendosi un privilegiato, come se stesse facendo un torto agli altri.
Non ricordo neanche più l'ultima volta che ho preso parte all'Eucarestia.

...voi invece mi vedrete...

Al supermercato vicino casa c'è la raccolta dei generi alimentari della Croce Rossa.
In realtà, a ben vedere, c'è quasi dappertutto: Caritas, Comunità di Sant'Egidio, onlus di vario genere...
E dove non c'è si organizzano spontaneamente "cesti sospesi", nei quali chi può mette e dai quali chi necessita prende.
E poi ci sono i "santi della porta accanto", quei medici ed infermieri che hanno dato la propria vita per salvarne delle altre.

Se la Chiesa è viva, sei senza dubbio vivo anche Tu, che ne sei il Capo.

Potrebbe non succedere il contrario.
Potrebbe darsi che a un bel momento,  stanco della nostra pochezza, Tu scelga  il divorzio.
(Devo ricordarmi poi di scrivere due righe sul fatto che il nome che Dio rivela a Mosè sul Sinai è "Sarò quel che Sarò", che è superlativo di Alleanza: Dio non stipula alleanze, Egli è Alleanza, nella sua stessa natura...)

...perché io vivo, e voi vivrete!

Così spazzi via ogni dubbio.
Mi basterebbe una fede grande quanto un granello di senape per armarmi di vernice e pennello e scrivere questa parola sui muri di tutti i cimiteri:

Perchè io vivo, e voi vivrete!

#somiglianze

Ho trascorso i primi giorni di vita di mia figlia nel tentativo di catalogare in maniera quasi enciclopedica le possibili somiglianze di ogni centimetro del suo corpicino a parenti ed affini di ogni ordine e grado.
Per poi accorgermi che tutto quel lavoro è stato completamente vano.

Parlo non solo del fatto che ogni associazione era soggettiva e quindi sindacabile, ma anche del fatto che le rapidissime evoluzioni fisiognomiche di un neonato creano e cancellano somiglianze evidenti nel corso di una nottata.

Poi c'è stato un giorno in cui, mentre stava per piangere, ha fatto esattamente lo stesso broncio della mamma.
E poco dopo, mentre si concentrava sui suoi giochini, ha inarcato le sopracciglia e portato il pollice alla bocca senza che io glielo avessi insegnato, né che mi avesse mai visto farlo.
E pian piano sono affiorate espressioni ed atteggiamenti inequivocabilmente riferibili a questo o quel parente.
Su questo avrei dovuto concentrarmi dal primo istante: non sull'aspetto, ma sulle azioni.
Lì si rendono evidenti le somiglianze oggettive.

Mostraci il Padre e ci basta.
Filippo, che Ti rivolge queste parole, deve aver commesso il mio stesso errore.

Magari si immaginava che il Figlio di Dio si sarebbe rivelato nella Gloria, con un esercito di angeli ed una fanfara di cherubini.
Forse pensava che sarebbe venuto ad affrancarci da ogni patimento ed a ricolmarci di ogni delizia.
Avrà magari immaginato Qualcuno a disposizione per realizzare ogni desiderio.

A chi stiamo guardando, io e Filippo?
Forse dovremmo concentrarci, come con mia figlia, sulle Tue azioni, così come ci arrivano dai Vangeli.
Forse dovremmo chiederci se non è divino il comandamento di Amare.
Forse dovremmo intercettare la luce che irradia da Te, Maestro, inginocchiato a lavare i piedi dei Tuoi discepoli.
Forse, davanti al Giusto che muore crocifisso per i suoi amici, anche noi esclameremmo col centurione: costui davvero era Figlio di Dio

Anche a me è rivolta la Tua domanda:
Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?




#APorteChiuse

Potremmo pure mettere i tornelli sui sagrati, per sapere esattamente quanti fedeli sono in chiesa in un determinato istante.
Potremmo pure scegliere a sorteggio tra i parrocchiani quelli che possono partecipare ad una determinata celebrazione.
Potremmo perfino - extrema ratio - celebrare #aPorteChiuse, come se avessimo a che fare con una partita di calcio tra squadre dalle tifoserie facinorose.

Ma in ognuno di questi casi finiremmo per costringere qualcuno fuori.
Sempre finiremmo per privare qualcuno del suo posto alla mensa eucaristica.
Saremmo noi, deliberatamente, ad ostruire l'ingresso al Prossimo.

Io sono la porta: se uno passa attraverso di me, sarà salvo.

#presbiopia

Nella chiesa in cui sono cresciuto c'era una coppia di incisioni lignee: una, sotto l'ambone, ritraeva una mano intenta nella semina; l'altra, sotto l'altare adiacente, raffigurava il pane ed il grano.

Il senso era chiarissimo anche allo sguardo più distratto: la mensa eucaristica deriva della semina della Parola.

Ti avvicini ai viandanti di Emmaus lungo il cammino ma:
I loro occhi erano trattentuti (ekratounto) dal riconoscerLo

Chi li trattiene?
E' un'incertezza insita nell'animo di quei discepoli?
E' un disegno provvidenziale, una specie di artificio scenico per rendere più eclatante la successiva rivelazione?
Sei forse Tu che viaggi con loro a volto coperto o sotto mentite spoglie?

Anzichè rivelarTi direttamente, come a Tommaso, scegli un'altra cura per questa #presbiopia:
E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui

La Parola lavora da occhiale correttivo, rimette a fuoco ciò che ci circonda.
E, quand'anche non bastasse a rivelarTi direttamente, dovrebbe comunque scaldare il cuore e far affiorare alle labbra la stessa invocazione:
Resta con noi, un'altra ora, un giorno ancora.

Il passo da lì all'Eucarestia è brevissimo, come ad Emmaus e come nella chiesa dove sono cresciuto.

#Urgente

"Non fermare, ti prego, le miei mani / sulle tue cosce tese / chiuse come le chiese / quando ti vuoi confessare..."

La prima volta che ascoltai questo verso rimasi folgorato, senza falsi pudori, dal senso di urgenza che Venditti é riuscito a concentrare in esso.

A che serve la confessione o - per meglio dire - il Sacramento della Riconciliazione?
A fare sapere a un prete i fatti propri, come dicono in molti?
Serve alla Chiesa che così può ergersi al ruolo di competenza dei servizi segreti?

Appena Risorto, hai un annuncio che ti brucia in gola.
La prima cosa che dici ai discepoli é:

"A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi."

É una rivoluzione.
Fino a un istante prima di questo annuncio il peccato era affare privato tra l'Uomo e Dio, da espiare secondo rituali precisi.
"Contro Te solo ho peccato" grida Davide nel Salmo 50, e di certo non si rivolge ad Uria, mandato a morte certa per possederne la moglie.

Tu invece inviti i discepoli non solo a rimettere i torti che essi hanno subito, ma tutti i peccati.
É un invito gigante alla Consolazione nel senso letterale del termine, ovvero é un invito a non lasciare nessuno solo, a dire a ciascuno che c'è un'altra possibilità oltre ogni errore.

Questa é l'urgenza di cui parla Venditti.
A questo serve il Sacramento della Riconciliazione, il primo dei Sacramenti.

#Prospettiva

Fino a pochi anni fa credevo che la Pasqua ebraica - Pesach, ovvero passaggio - festeggiasse il passaggio a piedi asciutti del Mar Rosso da parte di Israele e la distruzione nello stesso mare delle armate del Faraone lanciate all'inseguimento.

Poi ho scoperto che non riguarda quell'evento.
Allora, testi alla mano, ho pensato che riguardasse il passaggio sterminatore riportato in Esodo 12,12

In quella notte io passerò per il paese d'Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, uomo o bestia...

Sarebbe una Pasqua crudelissima, ancorché a suo modo provvidenziale, quella festeggiata.
Oggi scopro che il verbo tradotto con passerò é in realtà wə·‘ā·ḇar·tî, che non ha nulla a che fare con Pesach, il passaggio.

E quale é dunque questo passaggio?
Si trova al versetto seguente:

Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò - ū·p̄ā·saḥ·tî - oltre.

É una questione di #prospettiva.
Possiamo sempre scegliere se guardare al flagello o allo scampo da esso; possiamo arrenderci alla Morte o proclamare - senza evidenze, come Pietro e Giovanni al sepolcro - la Resurrezione.
Possiamo soccombere sotto i colpi  dell'epidemia che ci costringerà a nuove abitudini e comportamenti, o celebrare la vita che, ostinatamente, continua a scorrere.

A chi sceglie di festeggiarla, Buona Pasqua.

#Quarant'esima - #SangueEdAcqua

Ci siamo dimenticati di una cosa.
Eppure ce l'avevamo scritta all'inizio di tutti i libri sacri, era addirittura il punto di partenza della Bibbia.

Haadam - Adamo, e dunque l'Umanità tutta - é fatto di haadamah, di terreno, e dunque della Terra tutta.
Haadam e Haadamah sono sposi, sono membra di un solo corpo.

Anzi sono perfino più di questo.
Haadam e Haadamah poggiano entrambi su dam, il sangue.
Haadam e haadamah sono atrio e ventricolo dello stesso cuore, devono pulsare in maniera coordinata.

Ce ne siamo dimenticati, abbiamo deciso di andare per il nostro passo, infischiandocene delle fibrillazioni sempre più evidenti che stavamo producendo.

Ma se il sangue di Haadam é evidente, é quello di colore rosso vivo che percorre le vene e affiora dalle ferite,  qual é il sangue della Terra?

Non credo ci sia bisogno di ricorrere alle immagini dallo spazio: é esperienza comune che dove non c'è acqua non c'è vita e sappiamo che l'evoluzione delle specie é partita da lì.

Acqua e sangue, sangue ed acqua.

Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia;
e subito ne uscì sangue ed acqua.

La Tua crocifissione non é un discorso che riguarda solo Dio e l'Uomo: é piuttosto un dono di Grazia a tutte le creature.
Dal fianco di Te crocifisso effonde continuamente una nuova creazione in cui Haadam e Haadamah sono in armonia.

Chi si segna con la Croce, nel farlo, si ricordi anche di essere chiamato alla difesa dell'equilibrio del creato.

#Quarant'esima - #Lievito

Non si trova più un panetto di lievito neanche a pagarlo oro: è contingentato, i supermercati non lo espongono negli scaffali ma va richiesto alle casse, che lo erogano con parsimonia e secondo disponibilità.
Così, mentre ero in coda ad una di quelle casse, mi è venuta in mente all'improvviso questa Parola che fa parte del racconto della prima Pasqua ebraica, contenuto in Esodo :

Gli Egiziani fecero pressione sul popolo, affrettandosi a mandarli via dal paese, perché dicevano: «Stiamo per morire tutti!».
Il popolo portò con sé la pasta prima che fosse lievitata, recando sulle spalle le madie avvolte nei mantelli.
(...)

Fecero cuocere la pasta che avevano portata dall'Egitto in forma di focacce azzime, perché non era lievitata: erano infatti stati scacciati dall'Egitto e non avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati provviste per il viaggio.

L'immagine è quella di un popolo in balìa degli eventi: cacciato dalla terra in cui abitava, diretto verso un mare che non sa come attraversare, senza nessuna provvista alimentare al punto da caricarsi in spalla le madie con l'impasto preparato il giorno prima, ancora non lievitato.

Eppure si mette in marcia.
Quel popolo riconosce in Dio il #lievito della loro Storia come nazione e della storia personale di ciascuno di loro.

Questo mi devo mettere in testa una volta e per tutte: non sei né il panettiere né la planetaria.
Tu sei il #lievito, della Storia e di ogni storia.

#Quarant'esima - #Sostieni

Quarto:

Sostieni (kab-bed) tuo padre e tua madre, in modo da prolungare i tuoi giorni nella Terra che il Signore ti da.

Sostieni, fatti carico, tradotto comunemente in "onora": è lo sforzo che Mosè ha già affrontato ancor prima di ricevere il decalogo, avendo seguito la battaglia contro gli Amaleciti a braccia levate verso il cielo e avendo chiesto al fratello Aronne di sostenergliele quando le aveva sentite pesanti (kebedim).

Sostieni è lo sforzo di Enea, in fuga da Troia in fiamme con il padre Anchise sulle spalle.

Sostieni è imperativo presente, valido da subito, mentre Israele è ancora nel deserto: serve da caparra per la Terra Promessa, ne anticipa il conseguimento.
Sostenendo, dice il comandamento, si accorcia l'esilio.

Vivo in un tempo che ragiona al contrario: i padri sono costretti a sostenere lungamente i figli, anche durante la vecchiaia; talvolta tocca perfino ai nonni accollarsi due generazioni.

Il rovesciamento è completato durante questa epidemia, in cui è prescritto di tenersi a debita distanza dagli anziani per paura di infettarli, loro che sono, secondo le statistiche, i più vulnerabili ed esposti.

Eppure sostenendo, dice il comandamento, si accorcia l'esilio.

#Quarant'esima - #Babele

Mi sono accorto che, essendo nato il sabato prima della Settimana Santa, questa è la mia quarantesima quaresima.
E la quarantesima sarà anche di quarantena, vista l'epidemia che incombe sull'Italia e sul mondo.

Quaranta giorni di quaresima, quaranta giorni per proteggersi dal virus, quarant'anni di quaresima.
Insieme a questi numeri che rimbalzavano per il cervello, mi sono venute pure alcune considerazioni che mi annoto in questa domenica e nelle seguenti.

La prima: é una nuova #Babele.

Quella di Babele è una storia strana, raccontata in Genesi 11.
C'è l'Umanità concorde, che parla una sola lingua e che mette in cantiere la costruzione della famosa Torre che arrivi al cielo.

Il SIGNORE disse:
"Ecco, essi sono un solo popolo e hanno una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla li distoglierà da ciò che hanno intrapreso."

Ne segue le confusione delle lingue e la dispersione delle genti, ribadita così ed in questo ordine due volte in pochi versetti.

A una prima lettura pare quasi che Tu non gradisca un'umanità così coesa.
In realtà il punto cruciale é nella capacità dell'umanità di distogliersi.
O, il che é la stessa cosa, di accettare i propri limiti.

Questo é un tempo in cui pretendiamo di non averne, in ogni campo: ambiente, bioetica, senescenza, produzione di massa... Pare che tutte le cose debbano piegarsi allo nostro volere brandendo il macete del progresso scientifico.

E invece non siamo capaci nemmeno di sapere quanti capelli abbiamo sul capo.

Non - sappiamo - nemmeno - quanti - capelli - abbiamo - sul - capo.

E allora #Babele sia, dispersi più che in Genesi, a un metro di distanza l'uno dall'altro o - meglio - asserragliati ciascuno in casa propria come in trincea.

Ma questa non sarà la fine della storia...

#rifugi

È bello per noi stare qui.

Anche io ho avuto la fortuna di ascoltare e di dire la stessa frase dei discepoli.
La si usa quando si è in un #rifugio.

Non uso il termine a caso, visto che quando i discepoli ne parlano li hai condotti ad alta quota.

È bello per noi stare dove ci si sente accolti e protetti.
È bello per noi stare in posti e circostanze dove abbiamo a che fare soltanto con la parte migliore del prossimo.
È bello per noi stare in situazioni di completo relax, lontano dagli affanni quotidiani.

È bello - ed è anche sano per certi versi -che ciascuno di noi abbia un #rifugio.

Purché si sappia - in ogni preciso istante di permanenza - che nel rifugio non può essere posta dimora.
In ogni preciso istante di permanenza.

D'altronde anche i proprietari dei rifugi di montagna aprono secondo stagionalità, e non disdegnano la vita a fondovalle.

"Facciamo tre tende..."
Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: "Alzatevi..."




#coerenza

Il tentatore, il divisore, l'avversario.
Questi gli appellativi, nel loro ordine esatto, del demonio - o forse è meglio dire dei dèmoni - che incontri nel deserto.

Non mi pare un elenco casuale, anzi mi sembra un pattern, una sorta di archetipo della lotta quotidiana di ogni uomo.

Il tentatore si aggrappa ai bisogni fisici, la fame dopo lungo digiuno nello Tuo caso.

Il divisore gioca con la Parola, ne confonde il significato per poi chiederne conto.

Così avviene anche nella vita di coppia: il tentatore fa leva sulla frustrazione per innescare la rabbia, sul desiderio sessuale per innescare il tradimento.
Il divisore suggerisce di chiedere conto di ciò che si é detto ed anche di ciò che si é soltanto capito, in buona o cattiva fede.

Che ci sarà poi di male a trasformare delle pietre in pane per sfamare un affamato?
E davvero quella Parola per cui Dio manderà angeli a sostenerTi qualora Tu Ti lanciassi nel vuoto rimarrà incompiuta?

Tu tiri dritto, non cadi nel tranello di cercare di convincere il démone: semplicemente dichiari i Tuoi principi e li segui fedelmente.

É questa #coerenza che fa cadere la maschera e costringe l'avversario a svelarsi: una volta riconosciuto come tale, il démone é innocuo, 2000 anni fa come oggi.

#CoseNuove

Si, vabbè, ma in fondo che hai detto di nuovo?

Dico: sei venuto a predicare davvero una nuova religione o piuttosto a proporre una forma progressista di ebraismo?

Con maggior precisione mi riferisco a quel panegirico in cui dichiari:
Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti

La risposta è rilevante, perchè il Tuo insegnamento, elevato a rango di religione e professato come tale, ha avuto un certo peso nei millenni seguenti.

Però, subito dopo quel cappello introduttivo, introduci un passaggio cruciale:

Avete inteso che fu detto: <<occhio contro occhio, dente contro dente>>
Ma io vi dico: non mettetevi contro chi è malvagio.

(Confesso una piccola libertà nella traduzione, che prova a rendere l'assonanza nell'originale greco tra la preposizione contro  - anti - ed il verbo mettersi contro - antistenai ).

L'Antico Testamento è pieno di invettive contro gli empi.
Spezzagli o Dio, i denti, in bocca, prega il più terreno dei Salmi.

Qui Tu rovesci il ragionamento, fino alla famosa iperbole:
Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo ed odierai il tuo nemico".
Ma io vi dico: Amate i vostri nemici!

Cancellata ogni traccia di separazione tra buoni e cattivi, il Prossimo diventa un'accidente, qualcosa da amare così come ci capita.
Sì, anche il vicino che mi ha mandato i vigili a casa ed il parente con cui litigo per l'eredità.

E questo richiede un mutamento radicale e profondo rispetto agli schemi mentali dell'ebraismo, c'è poco da fare.

Le cose di prima sono passate, ecco ne sono nate di nuove.

#classifica

In fila indiana li hai disposti davanti agli occhi del fariseo che Ti interrogava sui comandamenti:

Amerai il Signore Dio Tuo (...): questo è il grande e primo comandamento.
Ed il secondo è simile: amerai il Prossimo Tuo (...)

Questo ordinamento è ineccepibile per qualsiasi ebreo ortodosso perché rispetta il dettato divino a Mosè.

Eppure:

Se dunque presenti la tua offerta all'altare,
e lì ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, (...)
va PRIMA a riconciliarti con il tuo fratello (...)

Due cose saltano all'occhio.
La prima è l'inversione delle priorità: davanti alla necessità di riconciliazione con il Prossimo perfino il Signore può attendere, con buona pace dei farisei.

La seconda è un po' più sottile.
Prima di accostarmi a Dio, occorre che mi chieda NON se io ho qualcosa contro un mio fratello - egocentrismo - ma bensì se qualche fratello abbia qualcosa contro di me.
E, se sono in quella condizione, tocca a me cercare il fratello e riconciliarmi con lui.

Quello che chiedi è di mettere il Prossimo al primo posto in #classifica, sempre e comunque.

#omologazione

Diversamente abili.
Diversi per colore della pelle.
Diversi per scelte sessuali, politiche, religiose.

"Diversi dalla maggioranza delle persone", dalle "persone normali",  dico, mentre in fondo penso "diversi da me".

"Tutti.. uguali davanti alla legge, senza distinzione..." sancisce la Costituzione.

"Se una persona è gay, e cerca il Signore, e ha buona volontà... ma chi sono io per giudicarla", ha finalmente detto un Papa, tirandosi addosso un vespaio di polemiche.

Eppure Tu 2000 anni fa - D U E M I L A anni fa - ci hai lasciato un chiaro invito a preservare la diversità come un patrimonio, contro la minaccia strisciante della #omologazione, presente allora, maledettamente virale oggi.

Voi siete il sale della terra:
ma se il sale perde sapore,
con cosa lo si potrà render salato?

#vessilloDiContraddizione

Strepitoso il discorso di Simeone: poche parole, ma di una lirica impareggiabile.
Tra queste un passaggio criptico, mentre parla di Te, neonato, a Tua madre:

...Poiché Lui é venuto per la caduta ed il risollevarsi di molti in Israele, e per "sémeion antilegómenon"...

L'ultimo pezzo lo lascio in greco, per capirlo meglio.

Sémeion : simbolo, segno distintivo; ma anche miracolo e talvolta perfino tomba.

Antilegómenon: contraddizione, parlare fuori dal coro.
Antilegomena sono detti, paradossalmente, quegli scritti che parlano di Te ma che non furono considerati ortodossi, venendo esclusi dal Nuovo Testamento.

Eppure tutto il Tuo insegnamento é un invito continuo a riconsiderare l'ortodossia, ad allargarne le maglie, con buona pace dei bacchettoni che nei millenni seguenti - ed oggi ancora - ci si ammanettano.
Il tuo insegnamento é tutto fuori dal coro, fino all'estrema conseguenza:

Predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per Giudei e stoltezza per i Pagani.

Ecco cosa ha visto Simeone, ecco cosa annunciava a Tua Madre.
Ecco come tradurrò "sémeion antilegómenon": #vessilloDiContraddizione

#reti

Due diversi tipi di #reti per due diversi tipi di pesca.

Amphiblestron è una rete piccola con dei pesi alle estremità.
Pietro e Andrea la usano in acque basse, lanciandola di continuo nel tentativo di imbrigliare qualche pesce tra la rete ed il fondale.

Giacomo e Giovanni rammendano invece diktua, le reti da stendere in acque profonde per circondare i banchi di pesce.

Vi farò pescatori di uomini.
Ed essi, subito, lasciate le reti lo seguirono.

Entrambe le coppie, ricevuta la Tua chiamata, subito lasciano le reti, probabilmente perché non sono lo strumento adatto per la pesca alla quale li chiami.

Il cuore dell'Uomo non si ottiene per cattura o per imbrigliamento.

Il cuore dell'Uomo si ottiene in dono, dopo avergli prestato servizio, abbassandosi fino a lavargli i piedi, fino a morire per lui.


#thesaintsarecoming

Questa è la descrizione di un sorpasso.

Dopo di me viene uno che mi è passato avanti, perché era prima di me.

Ad essere sorpassato è il Battista, l'ultimo dei predicatori da deserto, l'avanguardia dei futuri discepoli.

Riconosce, il Battista, che il tempo dei Profeti - a cui egli stesso appartiene - è scaduto.
Non c'è più bisogno di castigatori di costumi né di prefiguratori di sciagure.
Capisce che sarà l'ultimo ad avere il compito di predicare la conversione, con la massima urgenza.

Con il Tuo avvento, non ci sarà più bisogno di minacce o di reprimende.
Tu non predichi catastrofi, ma chiami all'azione, subito ed in prima persona:

Ama il prossimo tuo

Ama: modo imperativo, tempo presente, seconda persona singolare.

Con Te si chiude la stagione dei Profeti e si apre quella dei Santi.

#inadeguato

Succede così alle volte.
Succede così al Tuo cospetto.

Non importa che si sia un predicatore famoso come Giovanni o un discepolo apprendista come Pietro.
Non conta che uno dei due abbia già visto i Tuoi segni e Ti abbia seguito durante il ministero, mentre l'altro, che Ti ha preceduto, possa solo nutrire aspettative sul Tuo conto.

Succede così al Tuo battesimo e così anche alla lavanda dei piedi.
Succede così quando Tu, che sei Dio, ci fai sentire essenziali.

Allora ci pervade il senso di #inadeguatezza.

Io ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?

Signore, Tu lavi i piedi a me?

Mentre tutti ostentano sicurezza, benedico il senso di #inadeguatezza.

#AvróCuraDiTe

Anziché parlare dei fatti di Betlemme, Giovanni apre il suo racconto con un distillato di purissima teologia concentrato in 18 versetti.
Ogni singolo vocabolo apre praterie esegetiche e orizzonti interpretativi, con i quali non mi cimento.

Poi chiude così:

Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio Unigenito (...) lo ha rivelato.

E quindi che aspetto ha Dio?

Deve assomigliare al bambino della mangiatoia.
Il Suo sguardo è rivelato dal primo schiudersi dei Tuoi occhietti.

Dio ha l'aspetto di un lattante e chiede all'Uomo di prendersi cura di Lui.
Riconoscere questo è - etimologicamente - Epifania, ovvero manifestazione del Signore.