Amerai il prossimo tuo come te stesso.
Siamo davanti all'architrave del cristianesimo.
Amerai, imperativo futuro, come a dire che non conta il passato, gli inciampi, le mancanze: conta solo la ferma intenzione di qui in avanti.
Futuro é pure il tempo che usa Dio nell'Antico Testamento: quando Lo usa, non intende però una previsione da cartomante, ma sancisce in modo inequivocabile ciò che accadrà.
Addirittura si presenta a Mosè cosí nel roveto ardente:
Sarò quel che sarò!
che é superlativo di alleanza con Israele.
Con la stessa abnegazione, con lo stesso senso viscerale di impegno ci chiedi di accogliere i due comandamenti.
E cosa dicono esattamente quei comandamenti?
Il primo chiede di rinunciare alla tentazione di Adamo e di Eva, quella di fare da soli, escludendo Dio dall'equazione.
Il che non vuol dire chiedere a Dio di fare al nostro posto, ma piuttosto vuol dire voler fare con Dio, insieme.
Amare con tutto il cuore, l'anima e la mente, senza lasciare nessuno spazio inaccessibile a Dio, nessuna zona riservata.
E cosa dobbiamo fare con Dio?
Siamo noi e Dio le sole parti in causa, come Adamo ed Eva nell'Eden?
No, c'è il Prossimo, ovvero chi ci vive accanto, chi incrocia la nostra strada.
Qui la Tua intuizione é grandiosa, potenzialmente capace di cambiare la storia dell'umanità: iniziamo ad amare a partire da chi ci capita accanto.
Se io amo anche solo 5 dei miei prossimi, e quei prossimi a loro volta amano altre 5 persone saremo in 25; ed al passaggio seguente in 125, e così via: l'amore si diffonde in maniera esponenziale.
Quella che hai in mente é una rete di prossimità, sui cui canali scorre l'amore reciproco: con 2000 anni di anticipo hai inventato i social network, nella più alta accezione del termine.
Se fossimo capaci di riscoprire questo messaggio ed accoglierlo, costruiremmo senza dubbio un mondo migliore.