#Quarant'esima - #Babele

Mi sono accorto che, essendo nato il sabato prima della Settimana Santa, questa è la mia quarantesima quaresima.
E la quarantesima sarà anche di quarantena, vista l'epidemia che incombe sull'Italia e sul mondo.

Quaranta giorni di quaresima, quaranta giorni per proteggersi dal virus, quarant'anni di quaresima.
Insieme a questi numeri che rimbalzavano per il cervello, mi sono venute pure alcune considerazioni che mi annoto in questa domenica e nelle seguenti.

La prima: é una nuova #Babele.

Quella di Babele è una storia strana, raccontata in Genesi 11.
C'è l'Umanità concorde, che parla una sola lingua e che mette in cantiere la costruzione della famosa Torre che arrivi al cielo.

Il SIGNORE disse:
"Ecco, essi sono un solo popolo e hanno una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla li distoglierà da ciò che hanno intrapreso."

Ne segue le confusione delle lingue e la dispersione delle genti, ribadita così ed in questo ordine due volte in pochi versetti.

A una prima lettura pare quasi che Tu non gradisca un'umanità così coesa.
In realtà il punto cruciale é nella capacità dell'umanità di distogliersi.
O, il che é la stessa cosa, di accettare i propri limiti.

Questo é un tempo in cui pretendiamo di non averne, in ogni campo: ambiente, bioetica, senescenza, produzione di massa... Pare che tutte le cose debbano piegarsi allo nostro volere brandendo il macete del progresso scientifico.

E invece non siamo capaci nemmeno di sapere quanti capelli abbiamo sul capo.

Non - sappiamo - nemmeno - quanti - capelli - abbiamo - sul - capo.

E allora #Babele sia, dispersi più che in Genesi, a un metro di distanza l'uno dall'altro o - meglio - asserragliati ciascuno in casa propria come in trincea.

Ma questa non sarà la fine della storia...