"Hai più di sessant'anni e hai ancora voglia di innamorarti?" recita un volantino sgargiante che occhieggia dalla bacheca della piscina che frequento; seguono i contatti della redazione di una trasmissione televisiva.
Siamo ormai sotto scacco del #giovanilismo.
Sedicenti talenti incompresi rivendicano il diritto di affermarsi in tarda età in cucina, nel canto, nel ballo o in chissà quale altro settore (non "di cimentarsi", si badi bene, ma proprio "di affermarsi", ovvero di riscuotere successo).
Le pubblicità dei prodotti più comuni fanno leva facilmente su un senso di vergogna per il tempo che passa che ormai é sdoganato, come se debba essere prassi comune sforzarsi di nascondere la vecchiaia sotto il tappeto.
La "nonnitudine", poi, é radicalmente stravolta: tocca rincorrere i "nonni sprint" tra le loro mille attività e schedulare con ampio anticipo qualche ora da condividere con i nipoti.
E c'è perfino qualcuno che rivendica tutto questo come segno di progresso.
Contro tutto questo disordine emotivo, contro queste forme di malcelata disperazione, si erge gigante l'esempio di Simeone:
Ora lascia, o Signore, che il Tuo servo vada in pace secondo la tua Parola;
perché i miei occhi han visto la Tua salvezza.
Sto dicendo forse che la vecchiaia dovrebbe essere un tempo di rassegnazione passiva?
Certamente no.
Ma a tutti i disperati moderni auguro di attingere alla serenità composta di Simeone che, davanti a Te in fasce, legge chiaramente il senso della sua vita.
Dacci la forza di dire, a tempo debito:
Tutto é compiuto,
senza arrampicarci sugli specchi.