Al padrone che gli chiede di abbattere il fico, ormai infruottoso da tre anni, il vignaiolo risponde:
Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai.
Per qualcuno è una risposta di comodo: lo sforzo richiesto dalla concimazione sarebbe inferiore a quello di sradicare e smaltire il fico, specialmente se ben piantato.
Avanzo due obiezioni a questa lettura.
Primo: se c'è un albero che cresce in maniera completamente spontanea, dopo essersi radicato nei posti più improbabili e traendo sostentamento da chissà dove, quello è proprio il fico.
Nessuno dei fichi che conosco, pur producendo frutti deliziosi, ha mai richiesto concime: dunque lo sforzo proposto dal vignaiolo è, al più, inutile.
Eppure questo rende la proposta del vignaiolo in fin dei conti commovente: pur di evitare quell'abbattimento, il tale si offre per un lavoro che sa perfettamente essere #superfluo.
Secondo:
se no, lo taglierai
Il vignaiolo non dice "lo taglierò" ma "lo taglierai".
Il che vuol dire che il vignaiolo si prende la piena responsabilità della fruttosità del fico e, in caso negativo, lascerà la vigna.
Della infinità di spunti proposti da questa lettura, ne raccolgo tre, che indirizzo:
- a me lavoratore, chiamato a rispondere del lavoro che svolgo;
- a me genitore, che rispondo alla mia famiglia dell'azione educativa che porto avanti;
- a me cristiano, che godo dell'azione salvifica che Tu hai offerto.
Non ci dici come finisce la storia, ma a me piace pensare che l'azione superflua, senza altro motivo che l'amore con cui la si è svolta, abbia contribuito ad un raccolto abbondante.