Allora provo a leggerlo al contrario.
Innanzitutto non abbandonarci alla tentazione: liberacene!
Quale tentazione? L'unica esistente: fare da soli, fare da sé e solo per sé.
Se vincesse la tentazione, non esisterebbe un prossimo con cui condividere il pane quotidiano o con cui rimettersi vicendevolmente i debiti.
Inoltre, a ben vedere, se vincesse la tentazione Dio sarebbe relegato ad una funzione servile, diventando una sorta di satellite del nostro io.
Non avrebbe senso, quindi, invocare la venuta del Suo regno né la santificazione del Suo nome.
In sintesi: ci insegni che la preghiera deve riflettere le necessità di una comunità.
Esigenze personali sono contemplate solo nella misura in cui siano funzionali all'interesse di tutti.
Nessuno preghi solo per sé: sarebbe tempo sprecato.