Da una parte c'è chi lo enfatizza, talvolta suggerendo perfino di tradurlo più correttamente in "prediletta": Tua Madre è per loro la prescelta da Dio fin dalla notte dei tempi, frutto del disegno divino di salvezza partorito alla Creazione.
Ne consegue il dogma dell'Immacolata Concezione, ovvero l'assunzione che - per singolare privilegio - Dio l'abbia risparmiata dalla macchia del peccato originale, in vista del fatto che fisicamente Tu saresti stato concepito dal suo grembo.
"Deiparae Virgo", vergine divina, suggeriscono.
Dall'altra una schiera di minimizzatori: kecharitōmenē sarebbe stata una parola di uso comune troppo enfatizzata: la frase doveva suonare poco più di un "ciao, bella!" arriva a sentenziare qualcuno.
E allora il dogma crolla, minato dalle fondamenta.
E Tu, come ti rivolgi a Lei?
Senza troppa Grazia, oserei dire.
Quando a 12 anni Ti ritrova in sinagoga, dopo averTi perso tra la folla:
Sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così?
Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».
Ed egli rispose: «Perché mi cercavate?
Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
A Canaa, quando Ti chiede di intervenire in soccorso degli sposi rimasti senza vino:
"Che ho da fare con te, donna?"
E perfino ai piedi della Croce, nel momento più straziante, non hai un pensiero di commiato o un cedimento affettivo, ma, rivolto verso Giovanni, dispensi un algido:
"Donna, ecco tuo figlio"
Eppure tutto questo non mi sconvolge.
Perché faccio sinceramente grande difficoltà a mandare giù l'idea di un Dio impegnato come il dottor Frankenstein a fabbricare esseri perfetti per compiere i Suoi piani.
Perché mi pare estremamente riduttivo rispetto ai meriti di Maria stessa.
Perché in fin dei conti credo in un Dio che si china sull'Umanità umile, sdrucita, claudicante e la eleva a partire dallo stato in cui si trova, senza richiederne propedeuticamente la perfezione.
A partire da Maria, riempita di Grazia.