#GenerazioneTalent

Confesso la mia predilezione totale per la parabola dei talenti, un'autentica esortazione all'azione piuttosto che alla vita contemplativa o alla sola remissione all'aiuto divino.

Stavolta però la risvolto come un calzino e mi metto dalla parte di quel servo che vede il padrone distribuire quelle misure d'argento in base alla stima che ha nei suoi servitori.
E vede, quello sciagurato, assegnare cinque talenti ad uno e due ad un altro.

Allora si reca dal padrone carico di aspettative, ma ritorna con un solo talento tra le mani.

Cosa avrei fatto al posto suo?
Come reagisco quando mi sembra di essere sottovalutato o quando non vedo traccia di meritocrazia?
Non sotterro anche io, con lo stesso disincanto, il mio talento allo stesso modo?

Prego per me, per la generazione alla quale appartengo ed ancora di più per le generazioni seguenti, che valgono ben più del solo talento che gli viene oggi assegnato.

Prego che sempre, anche di fronte all'ingiustizia più palese, rifuggiamo dalla tentazione di sotterrare il talento, perché in questo modo la nostra condanna ce la scriviamo da soli.